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Gaudenzio si racconta ai giovani lettori del XXI secolo. A dare voce al santo patrono è don Gianluca De Marco – direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale giovanile -, in un racconto destinato ai bambini da leggere in questi giorni di festa, ma che può anche essere utile agli adulti che cercano un modo per presentare il santo ai ragazzi. Il testo integrale è disponibile in formato PDF. Di seguito una versione breve per i più piccoli:


Ciao, sono Gaudenzio, san Gaudenzio: il patrono e primo vescovo della Diocesi di Novara. Ti racconto la mia storia.
Sono nato nel IV secolo dopo Cristo ad Ivrea, una città ai piedi delle Alpi. I miei genitori erano nobili e non battezzati; io invece, già bambino, ho conosciuto alcuni cristiani: sono rimasto subito affascinato dal loro modo di aiutarsi e di voler bene a tutti, e soprattutto dai racconti della vita di Gesù. Sentivo nel mio cuore che potevo credere a quello che loro raccontavano di Gesù e che Lui fosse veramente il Figlio di Dio.

Iniziai così ad andare a catechismo a messa e ad aiutare i poveri e i malati come vedevo fare da loro. Dopo qualche tempo, chiesi di essere battezzato e diventai cristiano anche io. Fu per me una gioia immensa. Con i cristiani della mia città ero impegnato sia nel parlare di Gesù a chi ancora non lo conosceva, sia nell’assistere i più bisognosi. Ma questo creava molta gelosia e rabbia nei nostri confronti. Alcuni di noi furono arrestati e picchiati, altri anche condannati a morte ingiustamente solo perché dicevano di essere cristiani e facevano della carità. Io e altri miei compagni fummo costretti a scappare dalla città ed è così che sono arrivato a Novara. Queste difficoltà non spensero la mia fede, tutt’altro: stavo intuendo dentro di me il desiderio di seguire Gesù come fecero Pietro e gli altri apostoli, lasciando tutto e dedicandogli tutta la mia vita come avevo visto fare ad alcuni sacerdoti. In particolare a Novara incontrai un santo prete, Lorenzo, che dedicava tutta la sua vita all’Annuncio del Vangelo.

Dopo qualche tempo, mi fu chiesto di dare una mano alla Chiesa di Milano. In quel periodo ho avuto la possibilità di conoscere due grandissimi santi vescovi come Ambrogio di Milano ed Eusebio di Vercelli, di cui divenni discepolo. Sentivo che la mia missione diventava sempre più impegnativa, infatti, oltre a raccontare di Gesù a chi ancora non lo conosceva, dovevo anche confrontarmi con alcuni personaggi, chiamati “ariani”, che parlavano di Gesù insegnando cose false. Purtroppo, diversi cristiani cominciarono a dare retta ai loro discorsi, fra questi anche alcuni uomini importanti, come l’imperatore. Il mio amico Eusebio, assieme ad altri vescovi, era in prima linea per difendere la vera fede in Gesù tanto che fu arrestato e portato via, lontano dalla città di Vercelli, dove per un po’ lo sostituii io nella guida della comunità.

Per fortuna dopo qualche tempo, Eusebio fu liberato e, tornato a casa, mi chiese di prendermi cura dei cristiani di Novara, dove ero stato qualche anno prima. Andai ad abitare in città, in una casa vicino alla zona dove sarebbe stato costruito il Duomo – che all’epoca ancora non esisteva -, e qui cominciai a darmi da fare per la predicazione, la cura dei poveri e dei malati e la celebrazione della messa. In quel tempo la città era molto più piccola rispetto a come la vedi oggi e i cristiani non erano tanti, ma molto vivaci e impegnati. Se fosse stato necessario, avrei dato anche la mia vita per loro! Ricordo che una notte ci fu un incendio bruttissimo. La gente era disperata, piangeva e scappava. Io mi avvicinai alle fiamme iniziando a pregare per il bene degli abitanti. Durante la preghiera vidi piano piano il fuoco abbassarsi finché l’incendio non fu spento del tutto. Tanti iniziarono a raccontare di questo fatto prodigioso, alcuni dicevano che avevo fatto addirittura un miracolo! Io sentivo nel mio cuore che avevo fatto una cosa semplice, avevo semplicemente pregato, il resto lo aveva fatto Dio.

Passato qualche anno, morì il mio grande amico Eusebio e Ambrogio , da Milano, si recò a Vercelli per aiutare con la sua saggezza i cristiani nella scelta del nuovo vescovo. Terminata la sua missione ripartì subito. Sapevo che Ambrogio sarebbe passato da Novara, perché è sulla strada per Milano, ma immaginavo anche che non si sarebbe fermato perché era di fretta per i suoi molti impegni. Ma ad un certo punto però sentii nel mio cuore una cosa strana: ero certo che l’avrei sicuramente incontrato. Allora andai in giardino sperando di trovare qualcosa da offrirgli, anche se sapevo che era impossibile perché era inverno, aveva da poco nevicato e c’era moltissima neve. Con meraviglia trovai delle rose e qualche frutto. Decisi allora di raccoglierli e di portarli a tavola. Mi ricordo, come fosse accaduto ieri, che dopo qualche minuto sentii bussare alla porta di casa mia. Aprii e vidi proprio davanti ai miei occhi Ambrogio! Non mi sembrava vero! Ci abbracciammo pieni di gioia. Ambrogio mi raccontò che mentre stava superando il fiume Terdoppio il suo cavallo decise di fermarsi. Lui provò in tutti modi a convincerlo ad andare avanti, ma niente: il cavallo si impuntò e da solo si girò per entrare in città e lo portò senza che lui lo comandasse a casa mia. Restai a bocca aperta sia per il cavallo sia per le rose, due cose straordinarie in un colpo! Ambrogio, chiacchierando del più e del meno, mi fece una confidenza: «Diventerai vescovo di Novara!». Io rimasi stupefatto da questa notizia!

Passò qualche tempo dopo questo incontro e Ambrogio, nell’anno 397, morì. Divenne vescovo di Milano Simpliciano che, nell’anno 398, mi consacrò primo vescovo della Diocesi di Novara. Essere stato amico e discepolo di due grandi cristiani come Eusebio e Ambrogio fu per me un dono grandissimo e da vescovo ho cercato di imitarli con slancio e impegno. Ho amato con tutto il mio cuore la mia diocesi, ho cercato di parlare di Gesù non solo con le parole ma con i gesti, sono stato vicino a tutti andando spesso a trovare anche i piccoli gruppi di cristiani che sorgevano qua e là. Furono anni intensi e bellissimi, ma arrivato agli 80 anni di età, iniziai a sentire che le forze venivano meno. Così scelsi tra i miei preti il mio successore, Agabio, che divenne il secondo vescovo di Novara. Era il 3 agosto dell’anno 418, il giorno in cui lasciai questa vita per andare in Paradiso e da lì prego e mi prendo cura di te e di tutta la mia amatissima Chiesa di Novara.


Gaudenzio

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