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Domenica 15 ottobre, si terrà l’annuale convegno dei catechisti della diocesi di Novara. L’appuntamento è a partire dalle 9.30 con conclusione alle 17 presso la Casa di spiritualità Maria Candida (Viale Cadorna, 19, 28011 Armeno NO).

Il tema scelto quest’anno è “Il cuore del catechista batte ancora?” con una mattinata dedicata alla preghiera e alla riflessione sulla Parola e un pomeriggio con lo stile laboratoriale, condotto in collaborazione con gli esperti del Consultorio Comoli, mettendo al centro il tema della cura dei ragazzi che vivono una condizione di fragilità.

«Come sempre nei nostri appuntamenti diocesani di formazione e confronto – spiega Monica Prandi, referente diocesana per la catechesi – partiremo da uno sguardo alle nostre motivazioni, a ciò che ci ha spinto ad accettare di diventare catechiste e catechisti: la nostra dimensione spirituale e il nostro rapporto con il Signore. Per passare poi a un momento più operativo».

Il centro del convegno di quest’anno è l’accompagnamento dei ragazzi che vivono condizioni difficili e di fragilità? «Direi che il nodo centrale del nostro appuntamento di inizio anno è piuttosto la cura e l’attenzione a tutti coloro che siamo chiamati ad accompagnare. Ecco perché abbiamo scelto il titolo “Il cuore del catechista batte ancora?”. Quello che fa battere il nostro cuore sono la premura per tutti i nostri ragazzi, e la voglia di presentare loro la bellezza del Vangelo. Un’attenzione particolare, però, sarà data ai più fragili e in questo ci aiuteranno le psicologhe del Centro Comoli Sara Perona e Laura Bagnati, che ringrazio davvero per la disponibilità che ci hanno dato».

L’attenzione alle fragilità è anche il tema di fondo della lettera pastorale di quest’anno del vescovo Franco Giulio, “Chi è il mio prossimo?” dedicata alla Carità. Ma cosa intendiamo, quando pensiamo alle fragilità, riferite ai bambini e ai ragazzi dell’iniziazione cristiana?
«Anzitutto pensiamo alle difficoltà più evidenti, più complesse: i disturbi dell’attenzione come l’iperattività o dell’apprendimento come la dislessia, sino alle difficoltà in famiglia. Con le esperte del Comoli, dividendoci in gruppi, affronteremo da un punto di vista pratico quattro tipologie di fragilità. Anche se l’incontro di catechismo non è un’ora di lezione frontale come la scuola, è importante che le catechiste sappiano riconoscere questi casi e sappiano affrontarli, come tutti le altre figure chiamate a prendere parte al processo educativo, dagli insegnanti ai familiari. Non c’è nulla di peggio, ad esempio, che sgridare un ragazzo con problemi di iperattività perché sembra che faccia poca attenzione o perché disturba la messa. Ma la cosa più importante è capire che ogni ragazzo o ogni gruppo è diverso e può avere esigenze diverse, anche se magari, per fortuna, non ha problemi gravi».

In questo senso parlava di attenzione a tutti?
«Sì. Pensiamo a un gruppo di bambini delle elementari che si trova a fare catechismo al pomeriggio, dopo la scuola a tempo pieno. Sarà necessario proporre attività che tengano conto che sulle “spalle” hanno già una lunga giornata e che quindi non potranno essere le stesse che si propongono al sabato mattina. Oppure pensiamo al singolo bambino che per qualche motivo attraversa una piccola crisi passeggera, come spesso avviene a chi sta crescendo. Anche a lui dobbiamo poter mostrare il volto di una comunità accogliente e paziente, che sa essergli vicino».

Quali altri appuntamenti pastorali sono previsti nell’anno che si sta aprendo?
«Anche quest’anno riproporremo due momenti forti di taglio spirituale: nell’ultimo week-end di novembre un ritiro spirituale e poi a metà giugno un pellegrinaggio al Sacro Monte di Varallo. Il lavoro dell’ufficio diocesano catechesi e liturgia si concentrerà poi sulla costruzione della rete delle équipe della catechesi nelle Upm. Altri appuntamenti formativi potranno poi essere organizzati ancora in collaborazione col Comoli, a livello vicariale o parrocchiale, se a seguito del convegno si renderà necessario approfondire il tema».

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