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Il Convento di San Nazzaro alla Costa, a Novara, non ha potuto contenere tutte le persone che, oggi pomeriggio, venerdì 2 gennaio, hanno voluto portare l’ultimo saluto a Dario Cipullo, il 16enne di Santa Rita trovato privo di vita nelle acque del canale Cavour ad Agognate domenica 21 dicembre. Non aveva fatto rientro nella sua abitazione di via Roggia Ceresa dopo una cena con amici in una casa di corso della Vittoria nella serata del 19. Accompagnato a ridosso della sua abitazione, aveva deciso di fare qualche passo.

Tanti coloro che hanno voluto stringersi a mamma Lorena e papà Davide, ai compagni di squadra del rugby, agli amici, a tutti i famigliari. Molti coloro che hanno seguito le esequie sul piazzale del convento dei frati francescani.

A celebrare il funerale, don Brunello Floriani, vicario episcopale per la pastorale. “Celebro questo rito come vicario della città. Un momento – ha esordito – che è di fatica per tutta la nostra comunità. Oggi sono presenti anche il sindaco e altri rappresentanti dell’Amministrazione comunale (il presidente del Consiglio, Edoardo Brustia, ndr). Questa presenza dice la vicinanza che tutti abbiamo per i genitori di Dario, per i tanti giovani che con lui sono cresciuti e hanno passato intere giornate. Ci sono il parroco di Santa Rita, don Giorgio Malvestio, e fra Marco Costa per il Convento di San Nazzaro”.

“Ho incontrato Dario – ha proseguito – ne sono quasi certo, nel mio periodo da amministratore a Santa Rita. Quando vedevo qualche giovane mi fermavo con lui. Mi piaceva chiedere cosa facessero, come trascorressero il loro tempo. Ma non lo conoscevo molto. Ecco perché oggi ho deciso di ricordare Dario facendomi aiutare da chi Dario l’ha conosciuto davvero. Vorrei dare attenzione ai tanti ragazzi qui presenti”.

In chiesa i compagni del rugby, i compagni di scuola del Fauser, gli insegnanti, tanto dell’istituto che frequentava attualmente, era in seconda, quanto delle medie alla Pier Lombardo. Gli amici indossavano una maglietta azzurra con una foto del giovane e la scritta “Dario Vive”. Tutti rigorosamente con una maglietta gialla i ragazzi del rugby, sport che il giovane praticava da tempo, dopo essere passato anche dalla pallanuoto.

“Sono tragedie, queste, che portano a chiederci dov’è il Signore. Ma il Signore è sulla croce e ci aiuta e ci accompagna”, ha aggiunto don Floriani.

A raccontare Dario lo zio Pasquale, detto “Dante”: “Questo ricordo lo inizio così, come iniziavamo sempre le nostre chiacchierate. “Ciao nipote” io e tu “ciao zio” con la tua voce di gioia. Dario era un ragazzo altruista, che non chiedeva mai nulla, generoso, c’era sempre per tutti”. Per i suoi famigliari, “per sua nonna. Parlava bene di tutti voi compagni. Aveva un cuore sincero, un cuore puro. Un Ragazzo splendido che mai ha chiesto di più, come so dal suo papà, che si è sempre accontentato. Ragazzi – ha aggiunto rivolgendosi ai tanti giovani presenti – Coltivate le vostre amicizie e i vostri affetti. Tenete nel cuore Dario, i suoi ricordi, i suoi pensieri ciao angelo mio”.

Don Floriani ha poi voluto parlare delle tre follie di cui parlava il presbitero e filosofo Italo Mancini. “Ci sono tre follie nella vita. Una follia crudele di tanti episodi che accadono nella vita e per cui non ci sono colpe. Anche oggi viviamo situazioni che non si spiegano. Ma non possiamo perdere la speranza pur in questo destino crudele. Fa parte della vita. Ora però lasciamo parlare gli amici di Dario”.

Lorenzo: “Oggi porto un messaggio complesso, di dolore. Un dolore che non regalerei neanche al mio nemico. Ho tanti ricordi con Dario, in piscina, in vacanza, al parco. Grazie perché mi ha reso felice. Invito tutti voi a ricordare i momenti trascorsi con lui: sia quelli belli sia quelli meno belli. Siate riconoscenti del tempo trascorso con Dario”. Alessandro: “Ho trascorso la maggior parte della mia vita con Dario e oggi cerco di farvi sorridere come era solito fare lui. Riusciva a far tornare il sorriso a chiunque. Dario vive nei nostri cuori e io vivo per lui. Riusciva a vedere il bello anche nella peggiore tragedia che potesse accadere. Lui diceva che occorreva farlo e noi ora dobbiamo farlo”.

E ancora: “guardate tutti il cielo e come me dite “Dario vive!”. Rendetelo partecipe di quanto fate, raccontategli la vostra vita”. Un terzo amico, Davide: “Dario era il mio migliore amico. Ha lasciato un vuoto enorme. Non potremo più discutere come prima, ma l’amicizia non finisce con una scomparsa. A Dario un grande grazie”.

La seconda follia, ha poi ripreso don Floriani, “è la follia insensata. È la follia di chi ha ricevuto tante cose belle, ma le spreca. Ognuno ha dei sogni. Quando uno ha delle cose belle e le sciupa, piange il cuore. E’ quello che mi accade quando vedo giovani che hanno grandi potenzialità e le buttano via. Non è vero che non possiamo avere speranza. Non lasciatevi rubare la vostra vita, ragazzi. Uscite da follia insensata e fate crescere i doni belli che avete. Così la società sarà più bella così come la comunità”.

“Per me era un esempio per tutti. Non ci sono parole adatte per ricordare ‘Cipu'”. A parlare è Carlo Dabusti, l’allenatore del giovane. “L’abbiamo visto per la prima volta anni fa. Un ragazzo alto, sorridente impacciato, umile e sempre a disposizione della squadra. L’ultima volta mangiavamo lasagne e ridevamo tutti insieme. Voglio ricordarlo felice e sorridente”. Per lui, in perfetto stile da team sportivo, un “Hip hip hurrà per Cipu”. E’ poi intervenuto un rappresentante della Novega, franchigia per cui giocava Dario, e rappresentante della Federazione Italiana Rugby. “Condoglianze a tutta la famiglia. Noi educatori, uomini di rugby, chiediamo ai nostri ragazzi di mantenere il ricordo di Dario come una responsabilità. Era un giovane che sempre tendeva la mano ai compagni, ora noi la tendiamo alla famiglia. Non siamo una squadra che ha perso compagno, ma una squadra che gioca e ricorda un compagno, un amico”.

E poi la terza follia citata dal presbitero Mancini. “E’ la follia sublime. Questa funzione è ospitata in una chiesa molto bella, dedicata a San Francesco. Francesco scende dal cavallo e bacia un lebbroso e la sua vita cambia totalmente. Questa è la follia sublime: imparare a vivere per gli altri”.

Lo sport, ricorda don Floriani, insegna a “essere attenti agli altri. Più noi mettiamo gli altri al primo posto e più cresciamo. Una regola del rugby è non passare in avanti la palla, ma indietro. La nostra società ci invita a guardare a chi è più ricco, chi ha più soldi, chi è più bello. Ma per fare meta – conclude il sacerdote – occorre guardare indietro, a chi ha bisogno il nostro aiuto. A chi c’è dietro a noi. Al servizio degli altri. A chi è più piccolo e più fragile. Così la meta è una vita bella”.

All’uscita, dopo le esequie, tutti i ragazzi e gli amici, stringendosi a mamma Lorena e papà Davide, hanno intonato una canzone per l’amico e compagno, che resterà per sempre nei loro cuori. E lanciato tanti palloncini verso il cielo.

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