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L’insegnante, l’oratore e il pastore. Tre tratti della figura di un uomo e di un prete che ha lasciato il segno nelle tante persone che ha incontrato e nella Chiesa diocesana. Li ha scelti il vescovo Franco Giulio, nell’omelia al funerale di don Gianni Colombo, scomparso a 78 anni nella serata di venerdì 27 gennaio a Saluzzo nella Comunità Cenacolo di suor Elvira, dove era ospite da qualche tempo e alla quale era molto legato.

Funerale don Gianni Colombo Novara Duomo 1° febbraio 2023


Parole che hanno dato voce alla gratitudine e all’affetto dimostrati dalle tante persone – a partire proprio dai suoi ragazzi del Cenacolo e dai confratelli sacerdoti – che martedì hanno fatto visita alla camera ardente in vescovado e che mercoledì, ai funerali in duomo, si sono stretti attorno alla sua famiglia: il fratello Carlo con la moglie Maria Antonietta e i nipoti.


Il vescovo ha ripreso un filo rosso che ad inizio celebrazione aveva iniziato a tessere don Mario Perotti, ripercorrendone la biografia, ricordando la prima volta che si sono conosciuti: don Gianni in quarta ginnasio al Seminario di Arona e don Mario studente di teologia.

Comunicatore del mistero pasquale nella carità

«Come docente di liturgia e di teologia sacramentaria – ha detto il vescovo – don Gianni si è misurato con un’impresa difficile. Capire per poi spiegare i frammenti del mistero della Pasqua di Gesù. Capire senza sequestrarla, senza farla prigioniera. E con larghezza di spirito e di cuore lo ha saputo fare mostrando (come abbiamo sentito lettera ai Corinti di Paolo) come ad animarci debba essere anzitutto la Carità».

Faceva «ardere il cuore lungo la via»

Poi la figura dell’oratore, con il suo impegno anche fuori diocesi e il suo lungo servizio con l’Ucid. «Aveva uno stile impressionista e suadente. Era capace di fare vivere l’esperienza dei discepoli di Emmaus: fare ardere il cuore lungo la via per l’incontro col Signore».

Ad alimentarsi al fuoco del Cenacolo

Ed infine don Gianni pastore. Raccontato attraverso l’ultimo tratto della sua vita, passato al Cenacolo. «Sono stato con lui un paio di volte a Saluzzo. Lo ricordo in mezzo ai ragazzi, nella calura estiva delle colline cuneesi. Per tanti anni ha alimentato la fiamma di quel luogo votato all’accompagnamento dei giovani. E poi ci si è rifugiato, per attingere a sua volta a quel fuoco».


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