C’era anche una delegazione della diocesi di Novara al Comigi 2026 (Convegno missionario Giovani) che si è tenuto negli scorsi giorni a Misano Adriatico. Un appuntamento organizzato da Missio Giovani, occasione per formarsi e confrontarsi sui temi della mondialità. Sono partite per Misano Laura Tessari di Borgo Ticino, Benedetta Scalia di Arona, Irene Pennisi di Novara ed Elisa Maggi di Borgomanero. Di seguito la loro risonanza al termine dell’incontro.
L’evento, dal titolo “Ogni tempo è missione”, aveva come punto di partenza il brano del Qoelet (3,1-11). Durante i quattro giorni le parole che sono risuonate più frequentemente e che hanno lasciato un segno nel cuore dei partecipanti sono state: coraggio, condivisione, perdonare e donare. Perdonare significa prendersi cura di sé. Ogni volta che pronunciamo un giudizio verso un’altra persona perdiamo noi stessi. I momenti di preghiera e riflessione come le lectio tenute da Padre Claudio Monge – frate domenicano e direttore del centro Dost di Istanbul, erano intervallati da interventi di missionari, testimonianze di altri giovani impegnati nella missione con la Convenzione Giovani.
Il filo conduttore delle lectio è stato il valore del tempo, inteso non come semplice successione di istanti misurabili, ma come spazio vitale capace di generare significato. Al centro della riflessione è emersa l’idea di un tempo apparentemente improduttivo, sottratto alla logica dell’efficienza e della performance, ma proprio per questo essenziale: un tempo che rigenera il senso dell’esperienza umana e rende feconde le relazioni. È il tempo del Kairos, contrapposto al Chronos. Se quest’ultimo rappresenta il tempo quantitativo, lineare e scandito dagli impegni quotidiani, il Kairos indica invece il tempo qualitativo, l’attimo opportuno, il “qui e ora” che chiede di essere accolto e vissuto pienamente. Un tempo spesso fugace, che rischia di sfuggire nella frenesia, ma che custodisce la possibilità dell’incontro autentico, dell’ascolto e della consapevolezza.
Le lectio hanno invitato a riscoprire il valore di una pausa che coincide con una dimensione capace di restituire profondità alla vita personale e comunitaria. Il Kairos si rivela, così, un tempo necessario per abitare il presente e riconoscere ciò che davvero conta. Particolarmente intense sono state le parole di Alex Zappalà, che ha spronato i presenti a ricordare, condividere e rivivere le esperienze, imparando ogni volta in modo nuovo. “Il tempo per imparare è il tempo per vivere”: un invito a riconoscere che solo attraverso la consapevolezza e la relazione il tempo acquista valore autentico. Aver vissuto davvero il proprio tempo significa averlo attraversato con pienezza, lasciandosi trasformare dagli incontri e dalle esperienze.
La strada per vivere il tempo fino in fondo passa dal dono e dal donarsi all’altro. Non è un caso che i ricordi più belli e profondi siano quasi sempre legati a volti, relazioni, momenti condivisi. È nella reciprocità che il tempo smette di essere semplice “durante” e diventa memoria viva, capace di lasciare tracce durature nella vita delle persone.Commovente la testimonianza di Suor Eleonora Reboldi, missionaria comboniana in Italia e Mozambico, che ha ricordato la sua sorella scomparsa durante un attacco jihadista nella missione di Chipene.
Dalle parole di Suor Eleonora traspare un forte coraggio. Per costruire la nostra vita dobbiamo avere coraggio di metterci alla prova, di affrontare le difficoltà e di credere nelle nostre capacità. Il coraggio nasce quando crediamo profondamente in qualcosa che dà senso al nostro cammino. In questo percorso, Dio ci accompagna ogni giorno: è presenza, sostegno e guida nella nostra vita. Suor Chiara Cavazza ha guidato una tavola rotonda a cui hanno partecipato missionari consacrati, ma anche una famiglia missionaria che per sei anni ha vissuto l’esperienza di missione in Perù.
Successo lo hanno avuto gli “aperitivi missionari”, momenti di condivisione con realtà di volontariato, famiglie missionarie o esperti di materie come il clima o le popolazioni indigene. Il centro Missionario di Concordia-Pordenone ha portato in scena lo spettacolo teatrale “Vite in Cammino”, con cui raccontano e rivivono l’esperienza missionaria vissuta nel villaggio di Oujda in Marocco, dove hanno conosciuto giovani migranti che scappano dalla guerra, dalla povertà e in cerca di un futuro in Europa. Attraverso lo spettacolo hanno dato voce a chi, purtroppo, non ne ha o l’ha persa nel lungo cammino verso un futuro migliore.
Non sono di certo mancati i momenti ludici come lo spettacolo finale dove ogni regione ha presentato un qualcosa di tipico.
L’evento è stato un ottimo momento in cui tessere relazioni con altri centri missionari e condividere esperienze di missione e ciò che portiamo nel cuore con altri giovani pieni di vita e speranza.
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