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«So che sei qui in ogni istante… so che sei qui dentro di me…ti ascolterò nel mio silenzio e aspetterò che parli Tu ». Con le parole di questo canto inizia l’appuntamento della preghiera di Taizé, del mese di gennaio, al Santuario di Boca. A cantare sono i Work in Progress, che in questa serata sono chiamati a portare la loro testimonianza su come vivono il canto come preghiera e servizio. Si tratta di un gruppo nato «poco più di una cinquantina di anni fa a Bellinzago Novarese con il nome di “Viva la gente”, rifacendosi al gruppo americano “Up With People”, con l’obiettivo di testimoniare i valori evangelici attraverso la musica il canto». L’incontro poi, con i gruppi musicali del Gen Rosso e del Gen Verde e con l’ideale di Chiara Lubich, li ha portati a cambiare il proprio nome in Work in progress.

Ad introdurre la testimonianza, c’è il brano del Vangelo di Giovanni in cui Gesù prega il Padre perché tutti siano una cosa sola Un brano scelto dal gruppo stesso, perché esso richiama loro «l’ideale dell’unità del movimento dei Focolari a cui il gruppo si ispira, pur non facendone parte » e l’essere una cosa sola li porta a pensare come nel canto le varie voci si fondano insieme per creare un’unica armonia, proprio come se fossero «una sola voce, una cosa sola». «Unità come in una grande famiglia, dove non solo si canta, ma si ride, si scherza, si discute, si condivide» e ci suddivide i compiti per far sì che nulla sia lasciato al caso, ma collaborando gli uni con gli altri si arrivi a un canto che diventa preghiera, che suscita emozioni in chi ascolta….

In tutti questi anni, nonostante nel gruppo ci siano stati tanti avvicendamenti di persone, il direttivo non ha mai perso l’entusiasmo iniziale di continuare a testimoniare i valori in cui essi hanno sempre creduto e il loro desiderio di rendersi disponibili li ha portati a «mettersi a disposizione dove serve, non solo dove il gruppo ha sede e dove padre Mario Airoldi li ha accompagnati per anni, ma in ogni luogo in cui ci sia bisogno di un canto gioioso e melodioso». La passione e la voglia di fare bene e di fare del bene, ha portato il gruppo a creare momenti di festa e di aggregazione, di servizio e di carità» collaborando, tra l’altro, anche con la Caritas diocesana, il centro missionario e i frati cappuccini di San Nazzaro a Novara. Infine il loro canto è diventato servizio, anche in alcune feste con brani di musica leggera, e, prima del Covid, anche nelle case di riposo per allietare le feste di compleanno, trasformandosi così in «un abbraccio che si allarga e va al di là di noi».

Un canto che hanno voluto racchiudere in questa frase: «Canti la voce, canti il cuore, canti la vita, cantino i fatti». Così, «partendo da un pensiero di Chiara Lubich che diceva che ogni cosa che facciamo deve essere fatta bene perché diventi bellissima agli occhi di Dio quando gliela presenteremo», hanno sempre messo molta cura nel loro canto, cercando di porre attenzione «alla scelta, alla collocazione, alla realizzazione, all’accompagnamento, per far sì che, quando viene donato, possa aiutare gli altri a pregare», che sia un «canto che parte dal cuore per arrivare ad altri cuori». Evidenziano proprio l’importanza che il canto parta dal cuore, perché «è importante saper cantare bene, ma se la voglia di farlo non parte dal cuore, quello che si trasmette è solo tecnica e non emozione».

L’articolo integrale sul settimanale in edicola da venerdì 3 febbraio 2023. I settimanali sono disponibili anche online

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