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Alla ricerca dell’acqua perduta e di quella che non c’è. Invisibile, evaporizzata, inseguita. Sfuggita dalle mani degli agricoltori che la invocano dal cielo. La succhiano inutilmente dalle falde aride. Se la contendono. Ne sanno qualcosa quei risicoltori (novaresi e pavesi) che nel 2022 hanno perso in parte o tutta la produzione. E che quest’anno hanno deciso di tagliare la superficie risicola a favore di altre colture (mais, grano, orzo). Con il risultato che probabilmente i quantitativi di riso made in Italy non saranno sufficienti a soddisfare la crescente domanda dei consumi, in Italia e all’estero. Con il ricorso a una massiccia importazione.

Eppure qualcosa si potrebbe o si sarebbe dovuto fare. In attesa che la cabina di regia e il commissario annunciati dal Governo producano qualche effetto (leggi realizzazione di invasi), così come gli stanziamenti della Regione Piemonte (55 milioni) per i consorzi irrigui. Lo sguardo porta oltre il Mediterraneo, al “Modello Israele”, tanto lontano quanto vicino nella condivisione di un problema che il Paese del Medio Oriente ha risolto da tempo, impostando la soluzione mezzo secolo fa. La conferma è arrivata dal convegno che la Regione Piemonte ha organizzato a Torino, sulle strategie delle risorse idriche in agricoltura. Una “due giorni” di Stati Generali dell’acqua, con la partecipazione di esperti dei settori. Due di questi, da Israele, dove il tema acqua è la chiave di volta dello sviluppo agricolo, politico e socio-economico di un Paese che deve fare i conti con l’aridità secolare del suo territorio. Olga Slepner, advisor del direttore generale e dell’Authority delle acque, indica alcune strade da percorrere quando la criticità ci investe, come è accaduto da noi nel 2022 e sta ancora avvenendo. In altre parole: “Noi israeliani abbiamo fatto così”. Tradotto: realizzazione di cinque impianti di desalinizzazione delle acque marine, che forniscono oltre 5 miliardi di metri cubi l’anno di acqua idropotabile destinata alla popolazione e all’agricoltura. Con i prossimi impianti già previsti la disponibilità salirà a 900 milioni di metri cubi. “Nel 2050 – aggiunge – la desalinizzazione sarà la principale risorsa di Israele. Perché noi vogliamo trasformare tutti gli ostacoli in risorse”. Ancora: il 93 per cento delle acque reflue viene trat tato e di questa ulteriore disponibilità l’85% è utilizzato per l’agricoltura. Infine, ma non ultimi, gli invasi che stoccano acqua cui attingere nei momenti più critici. Israele ha cominciato 50 anni fa e quegli impianti, via via potenziati, ora sono in grado di produrre quattro volte tanto.

Un’altra indicazione ci arriva da Uri Shani, scienziato israeliano di Tel Aviv, autorità mondiale nel campo dell’irrigazione a goccia (la microirrigazione). A lui si devono la progettazione di numerosi impianti che hanno cambiato il volto dell’agricoltura. Una tecnica già sperimentata anche in qualche risaia del Vercellese, ma siamo soltanto agli inizi. Di fatto c’è che il sistema Israele, almeno per quanto riguarda l’idea, può fornire suggerimenti e aiuti alla risaia italiana. Soprattutto al Piemonte, come ha detto l’ambasciatore israeliano Alon Bar: “Piemonte e Israele godono di un’amicizia particolare. Lo scorso anno abbiamo firmato un patto di collaborazione con l’apertura di un ufficio dedicato in Gerusalemme. Circa 25-30 anni fa noi prendemmo coscienza del problema che ora sta interessando l’Italia. Si pensava che la carenza idrica fosse normale, invece abbiamo dovuto convenire che ci saremmo trovati di fronte a un grave problema e che non avremmo più potuto dipendere dalle piogge. Così abbiamo reagito, oggi l’85 per cento dell’acqua è riciclata”.

L’urgenza di un intervento radicale è confermata dai dati che arrivano da Arpa (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) del Piemonte. Il direttore Secondo Barbero sostiene che “il 2022 è stato per il Piemonte il peggiore anno sotto il profilo idrologico degli ultimi 65. Si sta determinando un depauperamento molto rapido delle falde e registriamo un calo del 60 per cento dell’acqua immagazzinata nelle Alpi sotto forma di neve, oltre a una diminuzione del 10-15% nei fiumi”. Un altro dato allarmante: il Piemonte sta subendo un cambiamento climatico più netto di quanto sta avvenendo nel resto del mondo. Negli ultimi 60 anni si registra un aumento di quasi 2,5 gradi delle temperature massime e di circa 1,5 di quelle minime. Vittorio Viora, presidente regionale di Anvi), l’associazione che riunisce i consorzi di bonifica e irrigazione: “In attesa che siano realizzate opere risolutive come gli invasi e i bacini di raccolta, qualcosa di deve fare nell’immediatezza: ad esempio un modulazione del deflusso ecologico nei fiumi, a seconda delle necessità. Oggi il quantitativo è fisso, anche quando c’è la siccità”.

L’assessore regionale all’Agricoltura Marco Protopapa: ha chiosato affermando che “L’obiettivo è metterci a confronto con tutti gli attori oggi coinvolti dall’emergenza siccità. Da un anno abbiamo lavorato per raccogliere dati, informazioni e le iniziative da portare ad un tavolo globale dedicato al tema”.

Gianfranco Quaglia

Gianfranco Quaglia, Direttore di Agromagazine
www.agromagazine.it

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