Quattro focus sulla pace: quella nel mondo, tra le nazioni, tra i gruppi di interesse, ma soprattutto quella che riguarda i cuori e la vita di ognuno. Li offre don Renato Sacco nel podcast che accompagna il sussidio per l’Avvento 2025 della diocesi di Novara. Proponiamo la terza puntata in questa pagina. Questa puntata è ascoltabile dal 14 dicembre su tutte le piattaforme Podcast e a partire da questo link. Disponibili per l’ascolto anche la prima e la seconda puntata.
Siamo al terzo appuntamento di Avvento. Il Natale si avvicina, vogliamo vivere questo tempo non in modo troppo distratto è un po’ folcloristico, ma come un’occasione davvero per ‘accendere la pace’: abbiamo iniziato dal nostro cuore, dalla famiglia, ora, allargando il cerchio, guardiamo alla comunità, ricordandoci che non siamo un’isola felice e non siamo neanche estranei al mondo. Ricordiamo che proprio in questi giorni, sessant’anni fa, l’8 dicembre 1965, si concludeva il Concilio Vaticano II che è stato un grande dono dello Spirito per tutta la Chiesa. Non nascondiamoci dietro un dito: ci sono diverse persone anche all’interno della Chiesa (anche tra i preti) che ritengono che il Concilio sia stato un disastro.
Invece è importante riscoprire lo spirito del Concilio e cercare di attuarlo. Molto bello l’inizio della Gaudium et Spes, uno dei principali documenti del Concilio: «Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore.
La loro comunità, infatti, è composta di uomini i quali, riuniti insieme nel Cristo, sono guidati dallo Spirito Santo nel loro pellegrinaggio verso il regno del Padre, ed hanno ricevuto un messaggio di salvezza da proporre a tutti. Perciò la comunità dei cristiani si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia».
Il Concilio ci chiede di essere parte della storia delle persone, non come se la comunità cristiana fosse qualcosa di staccato da questa società. Siamo chiamati a vivere con questo spirito, curare le relazioni e sentirci anche noi coinvolti. Ce lo ricordava papa Francesco, in quella piazza San Pietro deserta, il 27 marzo 2020, durante il Covid: «siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto. Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta.
Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato».
Prepararci al Natale vuol dire anche vivere tutto questo all’interno delle nostre comunità, farsi carico di quello che il territorio vive, di quello che sta succedendo intorno a noi.
Pensiamo a quello che Papa Leone ha detto l’8 dicembre, in piazza di Spagna a Roma: “Dopo le porte sante, si aprano ora altre porte di case e oasi di pace in cui rifiorisca la dignità̀, si educhi alla non violenza, si impari l’arte della riconciliazione”.
Io credo che sia davvero questo il ruolo delle comunità: farsi carico di quello che vive la società e noi cercare di essere il lievito… ‘accendi la pace’.
Sempre Papa Leone, rivolgendosi ai vescovi italiani il 17 giugno scorso diceva: “Auspico, allora, che ogni Diocesi possa promuovere percorsi di educazione alla nonviolenza, iniziative di mediazione nei conflitti locali, progetti di accoglienza che trasformino la paura dell’altro in opportunità̀ di incontro. Ogni comunità̀ diventi una “casa della pace”, dove si impara a disinnescare l’ostilità̀ attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono. La pace non è̀ un’utopia spirituale: è̀ una via umile, fatta di gesti quotidiani, che intreccia pazienza e coraggio, ascolto e azione. E che chiede oggi, più̀ che mai, la nostra presenza vigile e generativa”. Non dimentichiamo infine, ma avremo modo di parlarne con più calma, che il 5 dicembre la Cei ha diffuso la Nota Pastorale: ‘Educare a una pace disarmata e disarmante’ dove, tra l’altro, si riprende anche il tema, al quale accennavamo la settimana scorsa, dei conti presso istituti bancari coinvolti nel traffico delle armi.
Potrebbe essere un segno concreto delle nostre comunità per accendere un segno concreto di pace.
Buona continuazione dell’Avvento.

Consigliere nazionale Pax Christi e vicario parrocchiale a Villadossola
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