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Coraggio, umiltà, creatività, dignità, fragilità, fedeltà, perdono, bellezza, gioia, amore. Non è un mero elenco di parole. Sono un impegno che le realtà parrocchiali che compongono l’Unità pastorale missionaria “Madonna del Boden” (Ornavasso, Mergozzo, Gravellona Toce, Casale Corte Cerro, Baveno, Stresa, Gignese) hanno deciso di assumersi. È quanto emerso dal primo dei tre incontri del cammino “Sei tu il mio prossimo”, svoltosi venerdì scorso a Baveno.

Per dirla in altri termini, sono le parole che riassumono “le poche cose che contano” nella vita di ciascuna persona, a maggior ragione di un cristiano, un po’ come canta Simone Cristicchi nella sua omonima canzone scritta insieme a Erika Mineo in arte Amara. È da queste parole e suggestioni che don Giorgio Borroni, parroco di Baveno e direttore dell’Ufficio Caritas diocesano, ha preso spunto per introdurre la sua proposta concreta, per vivere a pieno la sapienza della carità evangelica richiamata a gran voce dal vescovo Franco Giulio Brambilla nella sua lettera pastorale “Chi è il mio prossimo”? La serata è stata occasione per riflettere insieme su come sia possibile all’interno dell’Upm farsi prossimi, «ricordandoci tutti quanti – ha detto don Giorgio – che la carità non è un settore a compartimento stagno della Chiesa, ma è la vita stessa della Chiesa. E per tanto coinvolge ciascuno di noi. Oggi viviamo in una società sempre più complicata, dove essenziale e superfluo spesso si confondono. Sta a noi impegnarci a ritornare alle cose che contano».

NON BELLE PAROLE,
MA AZIONI CONCRETE

Un modo concreto – come detto, la serata è stata stimolo per essere operativi – è prendersi cura delle ferite di un’umanità «segnata in questi ultimi anni – ha rimarcato don Giorgio – dalla pandemia e dalle guerre. Un’umanità che è sempre più fragile e vulnerabile. Osserviamo la realtà che ci circonda e domandiamoci quali siano le fragilità presenti nelle nostre comunità». Durante l’incontro sono state passate in esame le diverse possibili fragilità, dai disturbi psichici alla disabilità, dalle famiglie separate agli anziani soli, dagli ammalati alle dipendenze di ogni genere. E, ancora, possono generare fragilità gli effetti dei cambiamenti climatici, legandosi a doppio filo alla condizione delle popolazioni povere nel mondo e al fenomeno della migrazione.

«Il rischio – ha detto don Giorgio – è che ognuno faccia il suo pezzettino e basta. Non si può operare a compartimenti stagni. Il povero non è solo quello che bussa alla Caritas per le bollette. Chiediamoci come ci prendiamo cura di chi ci è accanto ed è fragile. Lo sappiamo accogliere? Pensiamo a chi nelle nostre comunità vive la situazione del lutto: quanto davvero siamo attenti alle famiglie attraversate da questo dolore»?

LA MAPPA
DELLA POVERTÀ


Sono tanti gli interrogativi emersi nel corso della serata e diverse sono state anche le proposte di azione, talvolta semplici gesti che però possono davvero fare la differenza e cambiare la prospettiva di vita a un anziano solo, a un figlio che necessita di essere ascoltato, a dare voce a chi non ha voce. «Oggi – ha proseguito don Giorgio – abbiamo un tremendo bisogno di recuperare i pilastri della Dottrina sociale della Chiesa: persona, bene comune, solidarietà, sussidiarietà e partecipazione. È con queste lenti che dobbiamo leggere la nostra realtà, metterci in ascolto, osservando e disegnando all’interno dell’Unità pastorale missionaria la “mappa della povertà”. Il secondo passo sarà poi quello di prendersi carico e di avere cura dei poveri, privilegiando lo stile di prossimità, l’accompagnamento e il contrasto alla povertà stessa, l’inclusione e l’integrazione. Basta con il ghettizzare i poveri».

EDUCARE AL DONO

Terzo passo da compiere come Unità pastorale missionaria è la sfida «di educarci ed educare al dono – ha suggerito don Giorgio. – Il dono deve essere totalmente gratuito, senza sottintesi e contropartite, senza neppure voler legare il donatario alla propria persona. Donare al povero significa liberarlo dal bisogno». Da questi spunti si ripartirà venerdì 17 novembre, alle 20.45, con il secondo incontro. Questa volta sarà inter-parrocchiale, con due appuntamenti in contemporanea a Stresa e a Gravellona Toce. Terzo e ultimo incontro sarà il 3 dicembre, a Stresa, per il ritiro d’Avvento dell’Upm sulle orme della “carità” nella spiritualità del beato Antonio Rosmini.

Questo articolo nella versione integrale e altri approfondimenti dal territorio li trovate sul nostro settimanale, in edicola venerdì 27 ottobre. Il settimanale si può leggere anche online, abbonandosi o acquistando il numero che interessa direttamente qui

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