Nel 2025 nelle province di Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli sono stati spesi nel gioco d’azzardo legale quasi 1,7 miliardi di euro. Una cifra enorme, che da sola basta a far intuire la misura di quanto il fenomeno, tra slot machine, gratta e vinci, videolottery, scommesse sportive, giochi online, sia radicato anche nei nostri territori. Un dato che si affianca a quello più importante: quanto resta sul tavolo. Nel 2025, nelle tre province, la perdita netta, quel che esce dalla tasche per non fare più ritorno in esse, è stata di circa 242 milioni di euro.
Affiancando questi numeri, che derivano dalla Relazione annuale sul settore dei giochi pubblici presentata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti al Parlamento il 14 aprile 2026, si giunge facilmente alla conclusione che nelle nostre province il gioco d’azzardo non è soltanto un’abitudine diffusa ma un fenomeno che sottrae potere d’acquisto alle famiglie e che in non rari casi può trasformarsi in una dipendenza vera e propria, con risvolti sociali e sanitari.
Il giocato pro capite
Per capire meglio le proporzioni del fenomeno e confrontare territori diversi serve però andare al giocato pro capite. Vercelli si attesta a 2.324 euro per abitante, Novara a 2.396 euro ma è il VCO la provincia più esposta delle tre: ogni abitante ha giocato in media 2.705 euro nel 2025.
Il Verbano-Cusio-Ossola totalizza non solo un valore medio ben superiore a quello di Novara e Vercelli, ma anche vicino alla media nazionale, influenzata da province particolarmente dedite al gioco come Caserta e Teramo (entrambe sopra i 4000 euro pro capite) e Napoli e da province molto più ricche di Verbania.
Anche i numeri del giocato pro capite, però, sono utili solo superficialmente per capire l’incidenza sociale del fenomeno. Gli 1,7 miliardi di euro investiti in gioco di cui dicevamo in apertura non sono tutti soldi sottratti direttamente alle famiglie. Una parte molto consistente è costituita da vincite che vengono immediatamente rigiocate e che vanno a gonfiare il volume complessivo senza rappresentare una perdita di potere di acquisto.
La perdita netta e il caso VCO
Ben diversa è la perdita netta, cioè la differenza tra quanto viene puntato e quanto torna ai giocatori sotto forma di vincite: Novara perde 326 euro pro capite, Vercelli 351 euro, il VCO 407 euro.
Il dato del VCO anche in questo caso è quello più preoccupante. Non è solo superiore a Novara e Vercelli, ma è sopra anche quello di diverse province italiane con un reddito pro capite simile e anche superiore. Per fare qualche esempio, Bologna si ferma a 317 euro di perdita pro capite, Genova a 323, Biella a 286.
Tra le province alpine, più vicine al VCO per morfologia e caratteristiche territoriali, il confronto è ancora più sconcertante, ci sono aree con un PIL quasi doppio che perdono la metà: Trento 219 euro pro capite, Aosta 207. In sostanza il VCO, che produce meno ricchezza di quasi tutti i territori con cui può essere confrontato, lascia nel gioco d’azzardo molto più denaro.
Per capire che cosa significano in termini reali di sottrazione di ricchezza i 407 euro della provincia del VCO, ma anche i 351 di Vercelli e i 326 di Novara, si deve considerare che stiamo parlando di cifre che includono tutti i residenti, dai neonati ai più anziani. Nella realtà solo la popolazione adulta può giocare e, secondo le indagini epidemiologiche, di questa fetta solo il 35% lo fa. Inoltre, la grande maggioranza di questo 35% si limita a spese occasionali e contenute: il gratta e vinci al bar, la schedina della domenica, qualche puntata saltuaria. Pur senza distinguere grandi giocatori e giocatori occasionali, basta isolare quelli effettivi per cogliere la dimensione reale del fenomeno. Nel VCO, su 155.898 residenti, gli adulti sono circa 126.000 e i giocatori effettivi, il 35% di questi, sono circa 44.000 persone. Riportando i 63,4 milioni di perdita netta solo su questa platea, la cifra pro capite sale da 407 a oltre 1.400 euro l’anno.
Famiglie con un giocatore perdono potere d’acquisto
Le perdite al gioco possono quindi essere molto problematiche per l’economia famigliare anche perché una ricerca CNR-IFC su scala nazionale mostra che tra chi ha un profilo di gioco moderato o severo l’89% guadagna fino a 36.000 euro l’anno, quasi la metà tra 15.000 e 36.000: per questo segmento di reddito, perdite di questo livello sono difficili da assorbire e possono incidere pesantemente sul bilancio familiare.
È anche per questo che il gioco problematico è così spesso legato a sovraindebitamento, pignoramenti dello stipendio e prestiti con finanziarie. Il giocatore patologico ha un reddito abbastanza stabile da poter alimentare il gioco, ma troppo limitato per reggerne le conseguenze. Quasi un quinto dei giocatori problematici ha dichiarato di aver subito danni economici in conseguenza del gioco e, tra i casi più gravi, emergono situazioni di indebitamento, usura e danni a terzi.
Novarese e VCO: molti i giocatori problematici
I dati economici acquisiscono un risvolto sociale quando vengono letti insieme all’indagine epidemiologica GAPS Piemonte 2022 (l’indagine sulla popolazione adulta sul gioco d’azzardo) condotta dall’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche su commissione della Regione Piemonte mostrano che il 32,7% dei residenti dell’ASL di Novara e il 32,9% di quelli dell’ASL del VCO ha dichiarato di aver giocato d’azzardo in luoghi fisici. La media piemontese era sensibilmente più bassa.
Per il gioco online la prevalenza era del 4,9% a Novara e del 4,7% nel VCO, contro una media regionale del 4,3%. Entrambe le ASL si collocavano così ai vertici della classifica regionale, risultando tra le aree più esposte del Piemonte.
Il dato più preoccupante riguarda però il gioco problematico. Tra i giocatori dell’ASL Novara, il 5,5% presentava un profilo di rischio moderato o severo secondo il PGSI, il Problem Gambling Severity Index. Nel 2018 la stessa percentuale era del 3,1%: è quindi quasi raddoppiata in quattro anni.
Nel VCO si è passati dal 2,9% al 4,8%, mentre nell’ASL Vercelli dal 3,4% al 5,1%. In tutte e tre le ASL il dato è cresciuto, mentre nel resto del Piemonte la tendenza era stata opposta.
Il disturbo da gioco d’azzardo è riconosciuto dal DSM-5, il manuale diagnostico internazionale, come una dipendenza a tutti gli effetti, con meccanismi cerebrali sovrapponibili a quelli delle dipendenze da sostanze conseguenze psicologiche.
I giocatori con profilo a rischio moderato o severo presentano percentuali di depressione grave o molto grave quasi doppie rispetto ai giocatori senza rischio. L’ansia grave colpisce il 13,6% dei giocatori problematici contro il 5% di chi gioca senza rischio.
Ora restiamo in attesa dei dati della nuova indagine GAPS , promossa dalla Regione Piemonte con il CNR-IFC e l’ASL TO3. I questionari anonimi vengono inviati per posta a un campione di residenti piemontesi.
I risultati, attesi nei prossimi mesi, aggiorneranno il quadro epidemiologico e consentiranno di misurare i cambiamenti rispetto al 2022, tre anni dopo la nuova legge regionale che aveva limitato la pervasività delle sale slot.
I nuovi dati diranno se le misure adottate stanno contenendo il fenomeno oppure no. Nel frattempo i numeri fino ad oggi noti raccontano una realtà molto chiara e incontestabile: nelle province di Novara, Vercelli e Verbano-Cusio-Ossola il gioco d’azzardo legale è un fenomeno capace di minare in maniera subdola ma potenzialmente devastante la società e l’economia famigliare e va affrontato in quanto tale.
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