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L’anno scolastico si chiude. Con la consueta mescolanza di stanchezza, emozione, sollievo.
E con la consapevolezza che ogni anno, a suo modo, è stato denso: di sfide, di ostacoli, ma anche di semi silenziosi di speranza. In un tempo che chiede più burocrazia che relazione, c’è chi continua a scegliere l’essenziale: educare.

Chi guarda oltre i programmi, oltre le scadenze, oltre i registri digitali. Non ci si è limitati a “coprire un programma”: si è ascoltato, acceso curiosità, sostenuto fatiche. In un sistema spesso troppo attento ai numeri, qualcuno sceglie ancora le persone. E fa la differenza.

I ragazzi non ricorderanno una nota o un verbale, ma la fiducia ricevuta, lo sguardo che li ha fatti sentire capaci. Ogni parola detta con cura. Ogni silenzio rispettoso. Ogni gesto che ha riacceso speranza. Tutto questo, nonostante le difficoltà, la solitudine, l’appesantimento burocratico e, talvolta, persino le aggressioni.

Un grazie va ai docenti di religione cattolica, testimoni credibili della fede e dell’umanesimo cristiano, capaci di accompagnare i giovani nella riflessione sui valori fondamentali. La scuola non è fatta di moduli ma di vite. Ogni ragazzo, prima che una firma, chiede uno sguardo. Prima che una cirolare, attende un esempio.

Paolo Usellini, direttore dell’Ufficio Scuola della Diocesi di Novara

L’articolo apre uno speciale di due pagine dedicato al mondo della scuola, assieme alle notizie dal territorio della Diocesi di Novara si può trovare sul nostro settimanale in edicola a partire da venerdì 13 giugno. Il settimanale si può leggere abbonandosi o acquistando il numero che interessa cliccando direttamente qui.

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