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Gianfranco Quaglia, Direttore  di Agromagazine 

“Insect meal” (farina di insetti); “Acheta domesticus” (grillo); larve di farina. Dal 26 gennaio c’è il via libera della Commissione Europea all’utilizzo del “Novel food” (nuovo cibo) che può arrivare nel piatto, anche sulle tavole di casa nostra. E all’orizzonte potrebbe profilarsi a stretto giro un altro semaforo verde: la “Syntethic meat”, la carne sintetica, dopo che negli Stati Uniti è stata approvata quella di pollo ottenuta in laboratorio. 

Insomma, una rivoluzione, dettata da più motivazioni: economiche (un giro d’affari di centinaia di milioni in dollari o in euro); ambientali (la produzione intensiva degli allevamenti sotto accusa per le emissioni di gas serra); dalla “food security” (sicurezza alimentare non garantita a sufficienza in Europa dal cibo convenzionale in grado di soddisfare i consumi in crescita). Infine, da pochi giorni, il cosiddetto “Health Warning”, l’allarme-proposta dell’Irlanda protesa a criminalizzare il vino in etichetta. 

Tutti fattori che giustificherebbero la svolta, non da tutti invocata. Anzi, osteggiata da alcuni Paesi, in prima fila l’Italia, che vedrebbe messa in discussione la nostra Dieta Mediterranea. Al “Novel food” si aggiungono altri motivi di preoccupazione per l’agricoltura Made in Italy: si chiamano “Nutri-score” ed “EBA”.  Denominazioni e acronimi che significano abbattimento delle potenzialità della produzione italiana con il primato europeo di cibi Dop, Igp, Docg, Doc.

INSECT MEAL

Il cibo definito sostenibile, leggi “larve del verme minore di farina”, congelato, in pasta, essiccato o in polvere, può essere commercializzato in Ue come nuovo alimento dal 26 gennaio, in base al regolamento proposto dalla Commissione europea e approvato dagli Stati membri, pubblicato in Gazzetta il 5 gennaio. Con le larve di farina sono quattro gli insetti e i loro derivati ad aver ricevuto il via libera: tra questi le locuste e i grilli. E altre otto domande sono in lista d’attesa. La Commissione ha già autorizzato la società francese Ynsect NL B.V. a produrre e commercializzare i prodotti. Il ricorso a proteine alternative è caldeggiato da alcuni scienziati e ambientalisti. In Italia il “grillo domestico” non incontra ancora molti sostenitori, ma qualche imprenditore si è già portato avanti. Proprio in Piemonte alle porte di Torino, da qualche anno lavora l’impianto pilota della Bef Biosystem, una dele poche imprese “bugfarms” che allevano grilli, larve, cavallette, “mosche soldato” (farina di mosca). Pronta per entrare sui mercati. Sempre nel Torinese, a Scarlenghe, c’è “Italian Cricket farm”, una “entomofarm”, specializzata nell’allevamento di insetti destinati ad animali esotici, ma lo sguardo anche qui è rivolto all’uomo.

SYNTETHIC MEAT

Tutti d’accordo i consumatori? Non proprio. Prendiamo, ad esempio la carne sintetica. In Italia c’è la reazione di Coldiretti, che sta correndo ai ripari contro un imminente via libera anche in Europa. Sono già state raccolte oltre 400 mila firme (tra queste la premier Giorgia Meloni, il ministro dell’Agricoltura e della sovranità alimentare Francesco Lollobrigida). La mobilitazione vuole promuovere una legge che vieti la produzione, l’uso e il commercio del cibo sintetico. Lo slogan è “No a Frankestein nel piatto”. E gli insetti? Sempre Coldiretti ha diffuso un sondaggio svolto con Ixe da cui emerge che la maggior parte degli italiani è contraria: il 54%; indifferente il 24%, favorevoli il 16%, non risponde il 6%.

HEALTH WARNING

L’allarme sulla salute arriva dall’Irlanda che ha ottenuto l’ok dall’Unione Europea ad adottare un’etichetta per vino, birra e liquori con avvertenze come “il consumo di alcol provoca malattie al fegato” oppure “alcol e tumori mortali sono direttamente collegati”. Un via libera nonostante i pareri contrari di Italia, Francia e Spagna e altri sei Stati Ue, che considerano la misura una barriera al mercato interno. Non solo: l’Italia, primo paese produttore divino in Europa, teme fortemente che la concessione all’Irlanda possa diffondersi a macchia in tutti gli altri Paesi, mettendo a rischio la produzione, tanto da creare limitazioni anche al consumo consapevole.

NUTRI-SCORE

Un sistema, in questo caso promosso dalla Francia, che spinge per l’adozione in tutta l’area Ue. Di che cosa si tratta? Un’etichetta (a semaforo) da applicare sulle confezioni dei cibi e che riporta cinque colori, dal verde (buono) al rosso (cattivo), raddoppiato da cinque lettere (dalla A alla E), per segnalare ai consumatori le qualità e le proprietà nutrizionali dei prodotti in vendita. Contro questa semplificazione si sta battendo l’Italia, prima con il governo Draghi e ora con il governo Meloni, perché ritiene che sia fortemente penalizzante per la dieta mediterranea che punta al bilanciamento dell’assunzione dei cibi nel loro complesso. La pressione italiana ha ottenuto una moratoria: Bruxelles condurrà un’analisi sui diversi sistemi di etichettatura, ne presenterà le conclusioni entro la metà di quest’anno o addirittura nel 2024. Per inciso: il Nutri-score è già stato adottato, oltre che dalla Francia, da Spagna, Portogallo, Belgio, Svizzera, Germania, Olanda e Lussemburgo.

EBA

E’ l’acronimo di “Everything but arms”, ogni cosa tranne le armi. Riguarda il riso. La sigla significa che i Paesi sottosviluppati o in via di sviluppo come Myanmar e Cambogia possono esportare a dazi agevolati o senza pagare dazio tutti i loro prodotti verso l’Europa, purché non siano armi. Contro questo beneficio, che ha causato gravi ripercussioni sulla produzione made in Italy con l’arrivo di valanghe di riso a prezzi concorrenziali dal Sudest asiatico, la filiera risicola italiana ed europea si era battuta ottenendo da Bruxelles la cosiddetta clausola di salvaguardia, uno scudo che ha limitato il benefit del “tax-free”. Ma quel provvedimento è scaduto e la Cambogia ha fatto ricorso al Tribunale europeo rimettendolo in discussione. Ora i risicoltori italiani chiedono di applicare l’automatismo dello sbarramento ogniqualvolta le importazioni superano una certa soglia e sono così massicce da mettere a rischio la nostra produzione. Il 31 gennaio, auspice la presidenza svedese di turno del Parlamento europeo, a Bruxelles ci sarà un incontro tra i rappresentanti del “trilogo” (Parlamento, Consiglio e Commissione) per arrivare a una decisione. Giuseppe Ferraris di Novara, presidente del gruppo riso di Copa-Cogeca (l’organismo europeo delle cooperative agricole), è fiducioso che si raggiunga una conclusione positiva entro giugno: “Il Parlamento Ue si è già espresso per l’automatismo, il Consiglio prevede una sorveglianza speciale. In gioco è il futuro del riso made in Italy”.

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