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Le ultime estati ci stanno abituando a potenti ondate di caldo, durante le quali possono talora verificarsi episodi temporaleschi di intensità rilevante. Calore e umidità conferiscono energia alle celle temporalesche e, dopo una serie di giornate afose, spesso basta una lieve infiltrazione fresca in quota per generare fenomeni violenti, tra cui scrosci torrenziali, pesanti grandinate, tempeste di fulmini, downburst (forti raffiche che cadono dalla cella temporalesca) e talora perfino tornado. Le immagini, che di sovente vediamo in tv, con gli alberi che cadono sulle auto, o i vetri che vanno in frantumi per le “sassaiole” di 10 cm di diametro, ci fanno capire la pericolosità di chi si trova suo malgrado nella traiettoria di una potente cella temporalesca.

Ecco allora qualche infarinatura per conoscere i temporali “nostrani” e le dinamiche temporalesche statisticamente più riscontrabili nel medio-alto Piemonte. Innanzi tutto i temporali possono verificarsi anche in assenza di perturbazioni organizzate, e a volte addirittura in piena alta pressione, in regime di instabilità (si instaura quando la spinta di galleggiamento delle bolle di aria calda, in risalita dal suolo, riesce a “vincere” le correnti discendenti anticicloniche). Si tratta dei cosiddetti “temporali di calore”, particolarmente frequenti sui rilievi nelle ore tardo pomeridiane e serali. Nella maggior parte dei casi questi temporali tendono a morire una volta che si allontanano dai rilievi che li hanno generati, ma può capitare che, se in quota entra un pochino di aria fredda, o ci sono particolari giochi di convergenza delle brezze serali in discesa dalle Alpi, i temporali di calore si rigenerino anche nelle pianure sottostanti. Sono difficili da prevedere, si verificano a macchia di leopardo e portano fenomenologia molto differente, anche da una parte all’altra della città di Novara (magari alla Bicocca non cade una goccia, mentre a Sant’Agabio cadono 30 mm in mezz’ora).

Tuttavia, le dinamiche più pericolose si verificano all’arrivo di linee temporalesche organizzate, che transitano da ovest a est in presenza di un fronte freddo in quota che entra dalla Francia (temporali frontali) o quantomeno all’avvicinarsi di questo (temporali prefrontali). Il contrasto tra l’aria fredda in arrivo e quella calda preesistente determina fenomenologia temporalesca molto potente, che spesso provoca danni. Ricordiamo il downburst che il 25 luglio 2023 ha portato raffiche a 120-130 km/h che hanno devastato l’area di Trecate. Il temporale distruttivo arrivò dal Vercellese, e alle porte di Milano aveva ancora energia sufficiente per fare danni. In altri casi, a “fare male” sono le supercelle… si tratta di celle temporalesche particolari, che contengono un mesociclone, ovvero una piccola depressione interna, che le fa ruotare. Sono molto spesso associate a grandinate distruttive e talora a fenomeni tornadici. La pianura vercellese e l’area brianzola sembrano molto soggette a questa categoria di temporali, e quasi ogni anno in quelle aree si registra almeno un tornado al suolo.

Per evitare di trovarsi improvvisamente al di sotto di una linea temporalesca foriera di raffiche, o di una supercella piena di grossa grandine, possiamo ricorrere alla consultazione del radar, ormai di dominio pubblico. La presenza di una grossa macchia di colore viola intenso (o comunque il colore corrispondente al fondoscala) è indice di grandine sicura. Possiamo valutarne lo spostamento per evitare di attraversarlo con l’auto, pur consapevoli del fatto che i temporali sono quasi imprevedibili, e spesso se ne formano di nuovi qua e là, anche a distanza dal sistema principale. Importante è, oltre a usare questo strumento, anche analizzare visivamente l’evoluzione delle dinamiche temporalesche.

Luca Dal Bello, storico del clima e Validatore dei dati del Centro Meteo Lombardo

Luca Dal Bello, storico del clima e Validatore dei dati del Centro Meteo Lombardo

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