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Otto marzo: ricorrenza importante. No, non la Festa della donna, come siamo abituati a chiamarla, ma la Giornata internazionale dei diritti delle donne. Meglio non pensare a una festa celebrativa al femminile perché darebbe ragione agli uomini che sostengono che, nel XXI secolo, le donne hanno più diritti di loro, che l’uguaglianza è stata raggiunta, anzi che la disuguaglianza si è ribaltata. Non è così. L’8 marzo non è stato istituito per regalare mimose alle donne. È nato per rivendicare diritti, per ottenere parità e ribadire che donne e uomini sono uguali. E’ l’occasione per ragionare sul presente e su ciò che vogliamo per il futuro.

In mezzo mondo, le donne non sono titolari dei minimi diritti che, in altre parti, tra cui l’Italia, restano appesi al filo. Un esempio? L’ONU riferisce che solo i due terzi dei Paesi nelle regioni più sviluppate raggiungono la parità di genere per ciò che concerne l’educazione primaria. 132 milioni di ragazze non vanno a scuola. In Afghanistan, le bambine a 12 anni smettono di andare a scuola ed è precluso l’ingresso all’Università. Negli ultimi mesi, un migliaio di  iraniane sono state costrette a respirare gas tossici. Si tratta di rappresaglie nei confronti di ragazze che hanno ispirato, guidato o partecipato alle proteste anti governative. 

Da noi ogni anno, in questa giornata, il gentil sesso si divide in tre categorie. La prima si compone di truppe che si riversano in bar e pizzerie per darsi alla trasgressione secondo modalità  predatorie maschili. Cantano: ”donne dududu… in cerca di guai” con il risultato che, alla fine, nei guai ci si ficcano sul serio. La seconda riguarda schiere di rispettabili signore, militanti attempate, che propongono letture seriose, incontri e dibattiti pur di far qualcosa. Infine la terza raggruppa le indifferenti. E sono la stragrande maggioranza.

Ci sono due fatti storici che cerchiano di rosso questi giorni sul calendario: il rogo della fabbrica Cotton a New York dove,  nel 1908, persero la vita 62 operaie e la manifestazione del 1917 quando le donne russe si mobilitarono per chiedere la fine della guerra, dando cosi origine alla “rivoluzione di febbraio” che ispirò la seconda conferenza internazionale delle donne comuniste dell’8 marzo.

Com’è possibile che da ricorrenza inventata dalle operaie della Russia pre-rivoluzionara, la Giornata internazionale della donna si sia trasformata in una specie di Carnevale dove vengono sovvertite tutte le regole a patto che il giorno dopo si ri-affermi lo status quo?

La formula osannata ogni 8 marzo “più diritti alle donne” si è logorata. A maggior ragione, se le  donne delegano la tutela dei loro diritti a quegli uomini che  hanno la bontà di promuoverli.

Non ha senso snocciolare tristi litanie che ricordano i dati sulla disoccupazione femminile, la differenza negli stipendi, l’assenza dei servizi o la precaria condizione femminile in ogni campo. Inutile stracciarsi le vesti per 24 ore. Una mimosa, pur gradita, non ci salverà. I diritti non sono mai del tutto conquistati. Per nessuno.   

L’articolo con tutti gli appuntamenti per la Giornata Internazionale della Donna 2024, con le altre notizie dai territori della Diocesi di Novara si possono trovare sul nostro settimanale, in edicola a partire da venerdì 8 marzo. Il settimanale si può leggere anche online, abbonandosi o acquistando il numero cliccando direttamente qui.

Laura Fasano, Vice direttore Emerito de Il Giorno

Laura Fasano, Vice direttore Emerito de Il Giorno

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