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Guardare le stelle, andare oltre alla luce e trovare la speranza. Per riuscirci, non basta volgere lo sguardo al firmamento. Occorre compiere un cammino verso l’alto: uscire, salire e lasciarsi muovere. In questo percorso, scandito dai tre verbi suggeriti da Dante nella Commedia, incominciato con l’invito del Signore ad Abramo “Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle”, il vescovo Franco Giulio Brambilla ha guidato i giovani della diocesi durante la Veglia delle Palme sabato 27 marzo.

«Anche quest’anno non è stato possibile vivere in presenza questo appuntamento, che tradizionalmente è il momento di incontro di tutti i giovani della diocesi con il vescovo alle porte della Settimana Santa – spiega don Marco Masoni, direttore dell’Ufficio per la Pastorale Giovanile della diocesi di Novara -. Trasmettendo in diretta sui social della diocesi e sulle tv locali, abbiamo voluto offrire ai giovani e a quante più persone del nostro territorio, l’occasione per sentirsi uniti, anche se a distanza, e per vivere un momento molto personale di riflessione e preghiera».
Durante la serata, nella cattedrale di Novara sono risuonate le parole del Libro della Genesi, intervallate da momenti di riflessione – l’interpretazione di Elena Valli sui dubbi e i desideri dei giovani e l’intervento di Lucilla Giagnoni sulla Divina Commedia -, dalla preghiera e dall’invito a lasciarsi toccare da quelle parole dell’Antico Testamento, aiutati anche dal Sommo Poeta, a volgere – come mai prima – lo sguardo al cielo stellato.

“E quindi uscimmo a riveder le stelle” (Inferno, XXXIV, 139)

Dopo un anno di buio, quello che la pandemia da Coronavirus ha fatto sperimentare a tutti, anche ai giovani, il primo passo non poteva che essere quello di uscire, come Dante dall’Inferno. «Anche a noi è chiesto di guardare attraverso questo pertugio tondo, la ferita di quest’anno, in cui abbiamo attraversato i gironi infernali della mancanza e dell’incertezza – ha detto il vescovo -. Pensiamo a quei giovani che hanno vissuto il passaggio dai quattordici ai sedici anni, oppure dai diciotto ai vent’anni, o anche quelli che stavano cercando lavoro e che hanno vissuto questo tempo sospeso. All’inizio è stato un tempo quasi ripiegato su se stessi e poi un tempo rinviato, di attesa, qualche volta di depressione e persino di rabbia».
Compiere questo primo passo significa attraversare il dolore e sentirsi come Dante quando accanto a Virgilio, alla fine del suo viaggio nell’Inferno è pronto per tornare “nel chiaro mondo”. «Forse ci vorranno ancora alcuni mesi, però siamo pronti per uscire, per lasciare, per imparare anche da questo attraversamento del male».

“Puro e disposto a salire a le stelle”(Purgatorio, XXXIII, 145)

Il cammino verso l’alto diventa quindi un percorso di rinascita, che non può essere vissuto fino in fondo senza affidarsi a Dio e senza essere disposti a togliere dal proprio zaino le cose che non contano. «Possiamo dire che ci stiamo preparando, ed è il compito di questi mesi, proprio sulla soglia del tempo di purificazione, ed essere ognuno come canta il Poeta: “puro e disposto”, puro e capace di affidarsi – ha continuato il vescovo -. Provate a chiudervi un momento nella vostra camera e a chiedervi quale zavorra si può e si deve lasciare. Magari ciò che ha appesantito la vita, in questi anni dell’adolescenza, della prima giovinezza, oppure della gioventù più avanzata: cosa ha impedito di trovare un centro nella nostra vita».

“L’amor che move il sole e l’altre stelle” (Paradiso, XXXIII, 145)

Per avvicinarsi al firmamento, non basta volerlo: bisogna lasciarsi conquistare dall’Amore di Dio.
«Noi possiamo avere una vita piena solo se è attratta dall’amore! Per dovere o per piacere si fanno molte cose, ma esse non riempiono il cuore dell’uomo. Solamente se ci lasciamo attrarre dall’Amore che muove tutto l’universo, il sole e l’altre stelle, allora riusciremo ad andare anche noi verso la luce, anzi verso la vita stessa di Dio».
Proprio quell’amore, che esplode nell’ultima terzina della Divina Commedia.

Un augurio di speranza

La speranza è un attender certo della beatitudine futura. Queste parole del novarese Pier Lombardo, citate da Dante, sono quelle che il vescovo ha rivolto anche ai giovani durante la Veglia. «Se c’è un difetto – e ce l’ha detto con parole taglienti, quasi chirurgiche, stasera Lucilla Giagnoni – è che quest’anno abbiamo ascoltato tanti numeri, ma non siamo stati capaci di scaldare i cuori con la speranza, con questo attendere certo: la beatitudine che riempie il nostro cuore della grazia di Dio e ci fa camminare in modo operoso e attivo».
Mettersi in cammino, con speranza, uscendo dal buio, salendo verso l’alto senza zavorre, lasciandosi muovere dall’Amore di Dio, per riuscire a guardare davvero il Cielo e contare le stelle.

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