Uno in Cristo, uniti nella missione. Il tema scelto da papa Leone XIV per la centesima Giornata missionaria mondiale ha fatto da sfondo alla veglia diocesana di sabato 17 ottobre nella Collegiata di Arona, presieduta dal vescovo Franco Giulio Brambilla e animata dal gruppo musicale “Work in Progress”.
Ad accogliere i presenti è stato don Massimo Casaro, direttore del Centro missionario diocesano: «Questa sera ci raccogliamo come Chiesa convocata dal Signore, provenienti da esperienze, età e cammini diversi, ma uniti dall’unica chiamata del Vangelo. Non siamo inviati da soli».
Il vescovo, nel saluto iniziale, ha richiamato tempi «segnati da guerre, divisioni, paure e solitudini», nei quali però il Vangelo continua a generare comunione e speranza. E ha ricordato che la missione «non appartiene solo a chi parte per terre lontane: essa riguarda ogni battezzato, ogni comunità, ogni famiglia».
Dopo il momento penitenziale, con le richieste di perdono per le divisioni nella Chiesa, la mancanza di accoglienza, l’indifferenza davanti alle ingiustizie e le incoerenze nel rapporto con il mondo, la veglia è entrata nel cuore della Parola con il Vangelo di Matteo: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli”.
Nella sua riflessione Brambilla è partito proprio dal tema. “Uno in Cristo” richiama il motto dello stemma di papa Leone, “In Illo uno unum”, preso da sant’Agostino: «In quell’unico che è il Signore Gesù, noi diventiamo un’unità, una comunione». Da un lato l’ideale, ha osservato il vescovo, dall’altro la realtà che tutti vedono: i cristiani non sono uniti. E ha messo in guardia dal pensare che trasmettere la fede sia «un atto di prestidigitazione».
Commentando la chiusura del Vangelo di Matteo, ha ricordato che la missione «non è mai un percorso tranquillo» e che oggi passa dalla sinodalità, dal camminare insieme. Già in apertura del momento penitenziale aveva indicato la strada: la missione «nasce dall’incontro con Cristo risorto e diventa credibile quando lasciamo che il suo Vangelo converta davvero la nostra vita». Perché, ha detto, possiamo «essere, nel mondo, testimoni credibili della sua Pasqua e profeti di speranza».
Di sinodalità ha parlato anche dom Adriano Ciocca Vasino, il vescovo emerito di São Félix, originario di Borgosesia, in Brasile dal 1979 e uno dei testimoni della veglia. Ha raccontato tre conversioni. Quella delle relazioni, perché tutti si sentano corresponsabili e si mettano al servizio, cambiando il modo di sentirsi Chiesa. Quella dei processi: «Dobbiamo fare sul serio con i consigli pastorali ed economici, perché rappresentino davvero ciò che c’è nelle nostre comunità». E quella che porta a uscire dai propri spazi e dalle proprie strutture per incontrare le persone dove vivono: nei luoghi di lavoro, nelle associazioni, nei sindacati.
Con lui Caterina Donà, laica consacrata di Treviso, che ha descritto la loro quotidianità nel Pernambuco, tra villaggi rurali di una terra arida, molti dei quali non avevano mai ricevuto la visita di un prete.
Gabriele Norgia, ventenne della parrocchia di San Martino a Novara, partito ad agosto per il Perù con “R-Estate in missione”, ha invece parlato di una presenza «con la P maiuscola», passando in rassegna i significati che la parola ha in italiano, tutti vissuti in missione.
La veglia si è chiusa con la preghiera per i giovani rientrati e con il mandato missionario del vescovo: «Andate nelle vostre case, nelle comunità, nelle strade della vita quotidiana portando il Vangelo della pace».
“La via della bellezza”, l’Ottobre missionario si chiude con un concerto
Si chiude con il concerto “Sonate barocche. La musica di Zipoli tra fedeltà e innovazione” il ciclo di appuntamenti tra arte, storia e musica “La via della Bellezza” che ha segnato l’Ottobre Missionario di quest’anno. Appuntamento a Novara, martedì 27 ottobre, presso la Chiesa francescana di San Nazzaro della Costa, viale della Rimembranza 2. Protagonista della serata sarà l’Ensemble di Musica Antica del Conservatorio Cantelli, diretto da Marco Scorticati.
«In questo concerto che conclude la nostra carrellata nel mondo delle Riduzioni Gesuitiche dell’America Latina – spiega don Massimo Casaro, direttore del Centro missionario diocesano -, troviamo accostate in un dialogo serrato creazioni musicali di autori europei, tra cui Scarlatti, Corelli e Zipoli, a interessanti composizioni di autori nativi. Un esempio di come l’incontro tra culture genera sempre qualcosa di inedito e di fecondo».
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