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Celebrata ieri sera nella Chiesa Parrocchiale di Cerano la Veglia di preghiera e digiuno proposta dal Centro Missionario Diocesano. Presente Maria Soave Buscemi, che ha raccontato la sua esperienza in Brasile, dove opera da missionaria laica da oltre 30 anni, Biblista, teologa, impegnata nella formazione di chi si prepara per la missione, collabora da tempo con il vescovo valsesiano dom Adriano Ciocca Vasino, nella prelatura di São Félix.

Un incontro – coordinato da don Ernesto Bozzini – ricco di gesti, simboli e significati, nel ricordo di Mons. Oscar Romero, assassinato a San Salvador nel 1980, e della Giornata dei Martiri Missionari.

 «Un motivo nobile per ritrovarsi – ha commentato don Massimo Casaro, direttore del Centro – per diventare uomini e donne di impegno aperti al dialogo e all’inclusione».

Ad accogliere i presenti, una mensa apparecchiata: pane e acqua da consumare insieme, dopo la lettura e la riflessione sul digiuno, quest’anno portato particolarmente in risalto. Un ritorno alle origini, a quei passi della Bibbia nei quali i Profeti parlano di questo atteggiamento di supplica, spesso unito alla pratica della giustizia.

Digiuno che diventa autentico accompagnato dalla preghiera e che, dominando l’istinto della fame, spezza il ritmo abituale della vita e insieme rompe le catene che impediscono la costruzione di un mondo più fraterno.

Le parole di Papa Francesco, con il messaggio di fare della propria vita una missione nel mondo, richiamano quelle di Paolo: «Portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo».

Si fa strada il legame tra il vero testimone e il martire, colui che dà la vita per Cristo, ricambiando il dono che Lui ha fatto di se stesso. «Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» si legge nel Vangelo di Giovanni.

Proprio su questo binomio fondamentale si è concentrato l’intervento di Maria Soave Buscemi, che ha sottolineato il valore dell’incontro, «una liturgia, il popolo di Dio si riunisce nell’amore della Santissima Trinità. Sono una raccontatrice e raccontando la Bibbia ascolto altre narrazioni», ha voluto precisare. Ai presenti ha regalato, infatti, spunti suggestivi e coinvolgenti di riflessione, parole toccanti ed esperienze vissute.

«Noi siamo qui per testimoniare», ha detto. «La persecuzione viene di conseguenza: il martirio è l’esperienza fondante di Gesù, perchè senza la Croce non c’è Resurrezione. Martirio e morte non hanno l’ultima parola. È questo ciò che si vive in Brasile. Si fa esperienza dell’esclusione, si dice “NO” ai poteri che massacrano la vita».

Nella missione, il martirio si lega profondamente al servizio, alla diaconia. «Chi è di Gesù serve, non è del mondo; se siamo “gente di servizio” prima o poi sperimentiamo il martirio. La speranza, tuttavia, è ciò che contraddistingue il cristiano. Romero significa “rosmarino”, il profumo della speranza. E’ una pratica insistente, persistente».

Ad insegnarlo i versi del primo vescovo di São Felix dom Pedro, «Saper aspettare, sapendo allo stesso tempo forzare l’ora di quell’urgenza che non permette di aspettare», il monastero fondato 40 anni fa su un immondezzaio, la storia del gesuita Juan Bosco o della prima laica parroca.

Vite semplici, immagini di servizio e fatica. Figure come Suor Luisa Dall’Orto e suor Maria De Coppi, ricordate a conclusione della Veglia nell’elenco dei Missionari Martiri del 2022. In loro memoria sono stati distribuiti semi di grano, richiamo alla vita in prospettiva della Pasqua, e per continuarne l’opera le offerte della serata sono state destinate ad un progetto ad Haiti.

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