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Sulle sponde piemontesi del lago Maggiore, nel tratto tra Lesa, Belgirate e Stresa, si affacciano due ville importanti che ospitarono due uomini illustri: la villa Stampa, presso Lesa, dimora di Alessandro Manzoni; la villa Bolongaro, a Stresa, casa di Antonio Rosmini.

Manzoni e Rosmini si conoscevano fino dal marzo 1826. Artefice – giustamente orgoglioso – del loro incontro fu Nicolò Tommaseo, che nel 1819, a Padova, era stato compagno di università di Rosmini e poi, nel 1827, a Firenze, aveva stretto una buona amicizia con Alessandro Manzoni. Di estrazione sociale più umile, Tommaseo aveva avuto più volte modo di soggiornare a Rovereto e a Milano, ospite ora dell’uno ora dell’altro, beneficiando della loro amicizia e generosità.

Quando nel 1826 Rosmini decide di lasciare Rovereto per trasferirsi qualche tempo a Milano, porta con sé l’amico Tommaseo, oltre al fidato segretario Maurizio Moschini e al fedele domestico Giacomo Antonio Bisoffi; prende alloggio nella pensione “Alla Croce di Malta”, vicino alla chiesa del Santo Sepolcro, accanto alla Biblioteca Ambrosiana.
Milano era una città culturalmente vivace, ricca di biblioteche e salotti interessanti, crocevia per studiosi di fama. Per questo Rosmini ci si reca, desideroso di trovare importanti stimoli per le sue ricerche di filosofia della politica. Nella capitale lombarda abitava già da anni il cugino Carlo Rosmini, storico stimato per le sue ricerche sulla storia di Milano, che godeva dell’affetto del conte Giacomo Mellerio, oriundo di Domodossola, in passato, Gran Cancelliere del Regno Lombardo Veneto, con il quale nascerà poi una solida amicizia.

Nel marzo 1826, a pochi giorni dall’arrivo, nella casa milanese di via Morone, di proprietà di Alessandro Manzoni, vi è il primo incontro tra i due grandi. Manzoni, poeta e scrittore affermato, era più grande di Rosmini, che all’epoca aveva 28 anni. Ma l’uno aveva già letto le opere dell’altro e la stima intellettuale era reciproca e assodata.

Negli anni seguenti, i due vivranno esperienze e vicissitudini più o meno fortunate. La consuetudine delle visite reciproche e del loro dialogare saranno sostituite, quando necessario, da un fitto carteggio. Si ritroveranno sul lago Maggiore nel 1850, all’indomani della sconfitta italiana nella prima guerra d’indipendenza: Manzoni per mettersi al riparo dalle ritorsioni del governo austriaco contro chi, come lui, ha appoggiato le Cinque Giornate; Rosmini per ritirarsi nella quiete e nello studio dopo la fallita missione diplomatica a Roma, la deludente esperienza di Gaeta e la messa all’indice delle Cinque Piaghe e della Costituzione secondo la giustizia sociale.

La frequentazione sarà assidua, come testimonia Stefano Stampa, figliastro di Manzoni: «Alessandro scrive molto e vede ogni poco il suo tanto amato e venerato Rosmini: or l’uno va, or l’altro viene da Lesa a Stresa, e da Stresa a Lesa…».

Manzoni soggiornava spesso a Stresa. Vi giungeva in carrozza fin dal mattino e si fermava a pranzo, accompagnato ora dalla seconda moglie Teresa Borri, ora dallo Stampa. I vivaci dialoghi con Rosmini, all’ombra di una magnolia, nel giardino della villa Bolongaro, erano intervallati da un’impegnativa partita a scacchi o dalla recita del rosario al calar del vespro. Allora Manzoni non ritornava a casa con i suoi familiari, ma volentieri si fermava, magari per qualche giorno, ospite dell’amico.

Le “Stresiane” di Ruggero Bonghi, attento testimone di quei dialoghi, riportano i confronti dei due amici su argomenti teologici e filosofici, in un clima di schiettezza e familiarità. Le “divagazioni” consentono di leggere a fondo le diverse e sfaccettate personalità, gli umori, gli interessi letterari e filosofici personali. Nonostante alcune divergenze d’idee, la profonda amicizia fra Alessandro Manzoni e Antonio Rosmini era basata su un reciproco rispetto, che nel corso degli anni garantì al loro rapporto di raggiungere una grande intensità, che avrà il suo culmine nei momenti tragici e commoventi della morte di Rosmini, presente Manzoni.

In una lettera di Rosmini a Manzoni del 14 maggio del ’48 si legge: «Egli non è punto necessario, per grazia di Dio, di trovarci reciprocamente buoni ideologi per amarci, per compatirci e per istimarci». E Ruggero Bonghi, ricordando la loro amicizia testimonierà: «L’ingegno dell’uno non rassomigliava punto a quello dell’altro; ma, strano a dire, le parti dissimili di ciascuno dei due trovavano nell’altro le qualità più adatte ad apprezzarle». Non a caso, sul “monumento all’amicizia” che si staglia a metà di via Manzoni, a Stresa, sulla strada che dalla villa Bolongaro sale sino al santuario dove riposa la salma di Rosmini, riluce la targa che raffigura i due amici, corredata dalle parole di un loro ammiratore, Antonio Fogazzaro: «Duplice vortice sublime di unica fiamma».

Suor Benedetta Lisci

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