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Ormai da un anno imperversa l’assurda guerra che ha già ucciso migliaia e migliaia di vite umane senza che si sia riusciti a fermare questa inimmaginabile carneficina che lambisce i nostri confini.

Si è aggiunta l’immane tragedia del terremoto che ha coinvolto la Turchia e la già martoriata Siria. E mentre i numeri delle vittime crescono di ora in ora, come non interrogarci sul grande enigma del dolore, della sofferenza che entra così prepotentemente nel nostro cuore.  Che male hanno fatto tutti quegli innocenti? Non si tratta, infatti, di “numeri” ma ognuno di loro è un volto, una storia, una trama di affetti, di relazioni.

Apriamo allora il Vangelo e lasciamo che risuoni in noi la parola di Gesù come se l’ascoltassimo per la prima volta: 

“In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: “Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo” (Luca 13, 1-5).

Siamo dunque chiamati vigorosamente alla conversione ed è provvidenziale che ciò avvenga per noi proprio all’inizio di una nuova Quaresima, tempo liturgico che la Chiesa ci offre per prepararci ad arrivare a gustare insieme, rinnovati, la gioia della Pasqua.

Possiamo allora verificare l’orientamento della nostra vita e domandarci che cosa significa dunque per noi, per me personalmente, questa conversione?

Forse possiamo aiutarci a declinare insieme il forte e pressante invito di Gesù. Convertirsi comporta diventare sempre più capaci perdonare, di amare, di tendere alla pienezza della carità lì dove il Signore ci ha posti a vivere, giorno dopo ogni giorno, con certe persone e non con altre. Convertirsi è attirare su questa umanità disperata tutto il bene che il Signore vuole dare a ogni suo figlio perché il suo regno di amore si compia nella pace e tutti diventiamo una cosa sola. Ciò può avvenire solo se ognuno di noi si impegna a vivere vigilando sulla propria condotta senza lasciarsi trascinare dal male, dall’orgoglio, dall’autoaffermazione ad ogni costo a scapito di chi ci sta vicino. È importante imparare in ogni situazione difficile o penosa a reagire non istintivamente, secondo la logica del mondo, del più forte, o di chi si fa valere a tutti i costi, ma cercando di divenire veramente discepoli del Signore Gesù Cristo che ha salvato l’umanità abbracciando l’estrema umiliazione della croce. Solo così possiamo vincere l’amara sfiducia che corrode la certezza che qualcosa in noi e fra noi possa davvero cambiare ancora in meglio. 

I santi di ogni tempo ce lo hanno dimostrato con la loro condotta di vita. E, per fortuna, ci è dato di scoprire che ce ne sono ancora in mezzo a noi. Del resto noi cristiani, che siamo e diverremo sempre più una sparuta minoranza, abbiamo come nostro maestro Gesù che ci dà la forza – se l’accogliamo – di morire a noi stessi per vivere pienamente nella obbedienza alla legge fondamentale del Vangelo: la carità. Solo così, cercando di comportarci in purità di cuore, potremo dare una testimonianza capace ancora di essere annuncio di una vita nuova, nella pace, nella solidarietà, per tutti gli uomini.

Se ci sentiamo anche noi, come bambini impauriti, davanti a un compito difficile chiediamo fiduciosamente aiuto a Maria, Aiuto dei cristiani, Madre della Chiesa e Regina della Pace. La Madonna che ha saputo accompagnare il cammino umano di Gesù fino al patibolo sa sicuramente offrirci la sua tenera, appassionata vicinanza, capace di sostenere e consolare.

 Nessuna creatura umana più di lei sa e può testimoniare che l’ultima parola non è quella della morte, ma quella della vita risorta.

Madre Maria Grazia Girolimetto, Badessa del monastero Mater Ecclesiae dell’Isola di San Giulio

Madre Maria Grazia Girolimetto, Badessa del monastero Mater Ecclesiae dell’Isola di San Giulio

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