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Domenica 16 febbraio ricorrono i 20 anni dalla scomparsa di mons. Aldo del Monte, vescovo di Novara dal 1972 al 1990. Per ricordarlo, il vescovo Franco Giulio Brambilla presiederà, alle 15, una messa nella Basilica dell’isola di san Giulio. L’appuntamento è a partire dalle 14.15, con il ritrovo al cimitero di san Filiberto a Pella, dove mons. Del Monte riposa. Poi la partenza in battello per l’isola.

Dopo la messa, alle 16, nel monastero Mater Ecclesiae, si terrà la presentazione del libro “Verso i monti alti e segreti come il cielo”, che raccoglie gli ultimi suoi scritti inedi (la presentazione nella scheda in alto ndr.). Modera il sacerdote gesuita Francesco Occhetta. Di seguito un intervento delle monache di san Giulio che hanno curato l’edizione del volume e cui il vescovo era molto legato: fu lui ad accogliere il primo nucleo di religiose sull’isola, guidato da madre Anna Maria Cànopi.


A vent’anni dal suo ritorno alla casa del Padre ci è caro far risuonare ancora la voce di Mons. Del Monte in mezzo a noi per un ricordo affettuoso e riconoscente. Abbiamo quindi pensato di condividere alcune pagine riguardanti i suoi ultimi anni per permettere anche a chi non l’ha incontrato personalmente di affacciarsi alla sua profonda ricchezza umana e spirituale. Vorremmo che fosse soprattutto per i più giovani una testimonianza e un invito non superficiale alla speranza che non delude.

La vita di Padre Aldo, intessuta in una storia complessa e a volte crudele fino all’eccesso, ci mostra che Dio e Lui solo ne è il Signore e sa far concorrere tutto, proprio tutto, al bene dei suoi figli. E il male non ha l’ultima parola: «Sì, amo la vita, proprio perché non è un canto di allodola; ma un cammino drammatico, una lotta gigantesca tra cielo e terra. Amo la vita che si è svolta – e continua ancora – in quella corsia speciale, a davanzale tra i misteri del divino e quelli dell’umano. Dall’altura sulla quale vigila il Pastore, non c’è angolo dell’universo, o piega dell’essere, che possano sfuggire al suo cuore… Lo Spirito mi ha messo sotto gli occhi tutto l’orrore e lo sgomento dell’umano, quando per il peccato diventa palude, e tutta la gloria della vita, quando scorre sotto lo sguardo amoroso del Padre che è nei cieli… Anche se al servo di Dio è riservata nell’oceano della storia una corsia speciale, il prete non ha gli occhi chiusi su questi crepacci del male, né sugli insondabili abissi del peccato. La sua missione lo porta su quelle strade per aiutare la luce a vincere le tenebre. Ed è proprio su questi sentieri che scopre le più profonde ragioni della bellezza della vita… Ti amo, o fuoco del roveto ardente che bruci e non consumi; mi riveli anzi i segreti più arcani della vita» (Verso i monti alti e segreti come il cielo, San Paolo 2025, pp. 208-209).

Padre Aldo ha saputo esprimere con intensità e bellezza il travaglio di un momento storico che ha segnato uno dei grandi snodi della storia della Chiesa e a cui ha avuto la straordinaria opportunità di partecipare in prima persona. Innanzitutto, come cappellano militare in Russia nell’immane tragedia della seconda guerra mondiale che ha seminato migliaia di morti, ma anche in qualità di procuratore del suo vescovo al Concilio Vaticano II nel difficile travaglio della Chiesa, erede di un corposo passato, ma chiamata ad esprimere il fresco anelito di un suo rinnovamento per rispondere alle mutate condizioni storiche.

A differenza di noi tutti, incalzati da una comunicazione sempre più frenetica, Mons. Del Monte era abituato a fare tesoro dei momenti vissuti, a ripensarli e, soprattutto negli ultimi anni della sua vita, ha voluto e potuto ripercorrere la sua storia sacra. Egli stesso afferma: «Abbiamo detto sì alla vita, sì all’infanzia con i suoi sogni, sì alla fanciullezza con tutte le sue vivacità; sì all’adolescenza con le sue lotte tra la ragione e il sentimento; sì alla giovinezza con i suoi voli di aquila; sì all’età adulta con le sue ombre e le sue luci; sì all’età matura con tutte le sue fatiche e gratificazioni; sì al pianto e alla gioia; sì alla malattia e alla salute; sì alla ricchezza e alla povertà, alla esaltazione e ai nascondimenti… La vita è come un grande fiume che avanza nella piana e che, per la forza delle sue scaturigini montane, avanza placido vincendo ogni asperità, fino a quando si spegne nel mare e nell’oceano, facendosi perenne sorgente, sia pure tra le nuvole, di altri torrenti d’acqua che renderanno feconda la terra» (Ibidem, p. 229).

Egli era certo di essere stato chiamato per svelare agli uomini i segreti Dio. Come egli stesso scriveva: «Sei passato e ripassato mille volte nella mia vita per tuffarmi – nella gioia e nel pianto – nel mistero della tua divina umanità e ogni volta mi dicevi: “Sono io che ti ho scelto e ti ho posto tra gli uomini per svelare a loro i miei segreti; li ho fatti a mia immagine; e per questo l’uomo vivente è la gloria di Dio» (La bellezza dello spirito, Interlinea 2006, p. 25). E questa celebre espressione di sant’Ireneo, scelta anche da Mons. Del Monte come motto episcopale definisce e riassume anche tutta la sua vita.

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Le monache benedettine
dell’Isola San Giulio


L’articolo, assieme ad altre notizie dal territorio della Diocesi di Novara, si può trovare sul nostro settimanale in edicola a partire da venerdì 14 febbraio. Il settimanale si può leggere abbonandosi o acquistando il numero che interessa cliccando direttamente sopra a qui.

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