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Quando Letta dimettendosi dopo il grave insuccesso elettorale ha aperto il percorso congressuale del Pr circondato da grande scetticismo. In molti pensavano che il processo di trasformazione, già in itinere, caricato anche di un cammino per trovare un nuovo segretario non si sarebbe potuto portare a termine senza ulteriori traumi e divisioni

Letta aveva invece intrapreso la strada giusta:  sono state rovesciate le previsioni più funeste di un flop della partecipazione alle Primarie e quelle di una contesa dialettica lacerante  che avrebbe potuto condurre a una scissione.

Invece sia il Pd  ha dato ancora prova di avere compattezza, senso del partito e della sua missione. Al voto si sono presentate un milione e trecentomila persone, non certo poco guardando al recente passato. E ciò è avvenuto in un contesto con un dibattito dai toni pacati e distesi. 

La grande partecipazione non cancella le considerazioni che devono derivare dalle sconfitte elettorali (incluse quelle recenti alle Regionali), la necessità di un maggior realismo e concretezza, l’urgenza di mettere mano al profilo del Partito.  Ma resta anche il fatto che il Pd ha dimostrato di saper innescare un vero dibattito interno senza cadere nella rissa continua ed inconcludente pur privo di leader eterni e indiscutibili, un’anomalia nel panorama dei vecchi e nuovi partiti di destra e di centro.

Altro aspetto di rilievo è il fatto che la Schlein ha vinto esclusivamente grazie al voto dei non iscritti. In buona buona parte si tratta certamente di persone già iscritte al Pd ma che l’avevano lasciato per scissioni continue e in una continua sofferta emorragia di energie militanti. Questi elettori hanno abbracciato il suo profilo di donna, giovane, non coinvolta in prima linea nelle scelte del passato, fuori dalle correnti e più radicalmente progressista indicandola come l’anti Meloni con la speranza che il nuovo segretario possa avere lo stesso ruolo ricoperto nel corso degli anni, sull’altro fronte della barricata, dall’attuale Presidente del Consiglio. Chi ha votato anche da esterno la Schlein spera insomma che come la Meloni ha fatto con Fratelli d’Italia, possa dare una nuova precisa identità al Pd per riportarlo alla guida del paese.

Il Pd al contrario di FdI ha però il cruccio di molte anime, sensibilità, personalità e differenze che non possono essere uniformate o umiliate senza nuove dispersioni e scissioni. Questa però è anche una fortuna ed Elly Schlein dovrà essere in grado di trovare una sintesi per far prevalere seriamente il “Noi” come ha promesso tante volte: significherebbe rispettare la liberà di coscienza sui temi cosiddetti eticamente sensibili di tanti iscritti ed elettori che hanno voluto dare ancora una volta fiducia al Pd e a lei stessa. 

Sul nostro settimanale in edicola venerdì 3 marzo e disponibile anche online, il commento e i risultati delle Primarie del sul territorio novarese, del VCO e della Valsesia.

Pier Luigi Tolardo

Pier Luigi Tolardo

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