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Portare merci “de sfroos” dalla Svizzera all’Italia attraverso il lago Maggiore: la storia del contrabbando in questa zona racchiusa dalle acque del lago è protagonista del libro “La lotta allo Sfroso sul lago Maggiore. Finanzieri e contrabbandieri da Arona al confine svizzero” di Enrico Fuselli, Compagnia della Rocca Edizioni. Lo “sfroso” è un modo di dire dialettale, tipico della Lombardia e del Veneto per definire ciò che è di frodo, di contrabbando appunto.

Da dove nasce l’idea per questo volume?
“Sono figlio di un finanziere e conosco bene la zona del lago Maggiore. Mia madre è originaria di un paesino vicino a Luino e mio padre era in servizio nel varesotto. Il contrabbando è un argomento che mi ha sempre interessato e può essere trattato in tanti modi differenti. Mi sono reso conto, frequentando spesso il museo storico della Guardia di Finanza, che c’è moltissimo materiale su questo argomento. Chi parla di contrabbando, però, spesso lo fa in maniera semplicistica, focalizzandosi sulla manovalanza e tralasciando altri aspetti molto interessanti, mentre il mondo del contrabbando è molto più complesso. Per questo motivo ho voluto analizzare un preciso periodo, dall’Unità d’Italia agli anni Settanta del secolo scorso, e raccontare cosa fosse il contrabbando sul lago”.

Com’era organizzato il contrabbando?
“L’organizzazione era molto complessa ed articolata. C’era chi comprava le merci in Svizzera che venivano portate in un luogo protetto in cui si custodivano prima del viaggio. Intervenivano, a questo punto, gli “spalloni”, coloro che, letteralmente a spalla, portavano la merce oltre il confine svizzero. Venivano assoldati dall’Italia, di solito da commercianti o imprenditori, che necessitavano di alcune specifiche tipologie merceologiche. Infine, c’erano persone preposte a custodire le merci in Italia, in attesa di smerciarle.

Come è nato il contrabbando attraverso il lago Maggiore?
“Il contrabbando tra i due Paesi nasce per la differente imposizione doganale su determinate merci. E si contrabbandava davvero di tutto. In alcune parti d’Italia, qui in queste zone non sono sicuro, si contrabbandavano le sanguisughe per pratica medica. E poi, sul lago, si contrabbandavano pelli di visone, saccarina, tabacco, caffè, olio minerale. Tra le merci più curiose troviamo anche la noce moscata”.

Come avveniva tecnicamente il contrabbando?
“Il trasporto delle merci avveniva in vari modi: sulla sponda lombarda, meno ‘accidentata’, passavano gli spalloni con i sacchi. Sulla sponda piemontese si prediligeva il trasporto via acqua. Già c’erano diverse imbarcazioni che trasportavano materiale per costruire il Duomo di Milano. Quindi i contrabbandieri nascondevano la merce sotto lo scafo, in contenitori a tenuta stagna, e la trasportavano oltre confine”.

L’articolo integrale, con un estratto del libro “La lotta allo sfroso sul Lago Maggiore” di Enrico Fuselli con le altre notizie dai territori della Diocesi di Novara si possono trovare sul nostro settimanale, in edicola a partire da venerdì 12 aprile. Il settimanale si può leggere anche online, abbonandosi o acquistando il numero cliccando direttamente qui.

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