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Da giorni a Gignese non si parla di altro. La notizia che padre Gianfranco Maria Chiti è stato riconosciuto venerabile dal papa ha raggiunto ogni casa e ha portato un vento di gioia tra le contrade del paese sulle pendici del Mottarone. Il suono delle campane con cui il parroco don Albert Tafou ha accompagnato la lieta notizia è stato solo l’inizio di un moto d’entusiasmo che è destinato a crescere.

Il riconoscimento da parte di papa Francesco delle virtù eroiche del Servo di Dio padre Chiti è visto come un primo importante passo verso la beatificazione. Nella chiesa parrocchiale, la cappella con altare a san Giuseppe è già addobbata e pronta a una eventuale nuova dedicazione.

La biografia

Gianfranco Chiti è nato il 6 maggio 1921 a Gignese, comunità dove la madre, Giovanna Battigalli, aveva sorelle e parenti. Il padre Giovanni, violinista, è stato docente al conservatorio di Pesaro, città in cui nel 1926 anche Gianfranco si trasferisce con la famiglia. Chiti ha conservato sempre un affettuoso ricordo per il paese natio, «il paese degli ombrelli», come amava definirlo. Terminati gli studi ginnasiali, nel 1936 intraprende la carriera militare frequentando l’Accademia di Modena. Ha operato come ufficiale dei Granatieri nei Balcani e in Russia, meritandosi medaglie al valore. Rientrato in Italia nel 1943, è rimasto fedele al giuramento e alla divisa, pur se nella Repubblica Sociale Italiana, dove tuttavia gli è stata unanimemente riconosciuta una meritoria quanto coraggiosa attività nel salvare decine di partigiani ed ebrei.

Reintegrato nell’Esercito, nel 1973 diventa colonnello comandante della Scuola allievi sottufficiali di Viterbo, dove ha assolto il compito con elevato senso del dovere e un’ammirevole dedizione nei riguardi dei subalterni, facendo suo il motto di sant’Agostino: «Nella casa del giusto anche coloro che esercitano il comando non fanno in realtà altro che prestare un servizio a coloro che sembrano comandare». Con la parola e con la testimonianza si è posto come esempio di dirittura morale e di carità cristiana per tutti coloro che ebbero modo d’incontrarlo, lasciando un indelebile ricordo.

Congedato per raggiunti limiti d’età col grado di generale, nel 1978 veste il saio francescano e nel 1982 è ordinato sacerdote, assumendo il nome di con il nome di padre Gianfranco Maria da Gignese. Inviato nel 1990 a Orvieto per recuperare il cadente convento di San Crispino, chiama a raccolta i suoi compagni d’arma ed ex allievi, e lo trasforma in un centro di spiritualità e di accoglienza per emarginati sociali e persone bisognose di aiuto.

Il 20 novembre 2004, in seguito a un grave incidente stradale, muore all’ospedale del Cellio a Roma. È sepolto nella cappella di famiglia al cimitero di Pesaro.

Il processo di beatificazione e canonizzazione

Nel 2015 il Vescovo di Orvieto – Todi emana l’editto di inizio del processo diocesano di beatificazione e canonizzazione e a padre Gianfranco Maria Chiti è attribuito il titolo di Servo di Dio. Nel 2019 nel duomo di Orvieto si chiude il processo diocesano di beatificazione e canonizzazione. Anche una folta delegazione di abitanti di Gignese quel giorno partecipa alla celebrazione in duomo, sottolineando ancora una volta il suo legame, mai venuto meno, con padre Chiti.

Ogni anno, infatti, Gignese nelle ricorrenze di nascita e di morte ospita con simpatia e affetto gli ex granatieri e sottufficiali. Il venerabile padre Chiti è ricordato in paese con una targa posta sulla casa dove è nato, e con la piantumazione di un agrifoglio nel piccolo parco dedicato ai Giusti tra le Nazioni.

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