Condividi su

In occasione del ciclo di incontri “Abbiamo poco tempo”, tenuto alla Fondazione Faraggiana, ho avuto modo di confrontarmi con il dott. Marco Fratoddi, direttore di Sapereambiente, e con il pubblico presente sulla situazione di grave penuria idrica che stiamo attraversando.

Nell’anno 2022 a Novara sono caduti 512 mm di pioggia su una media 1875-2022 di 938. Per la verità l’anno 2017 era stato ancora meno piovoso, con soli 454 mm, ma le abbondanti nevicate sull’arco alpino della stagione 2017-18 avevano risolto la situazione. Quell’episodio doveva essere visto come un campanello d’allarme, purtroppo trascurato. Così, a distanza di 6 anni, siamo caduti in una siccità eccezionale. Dopo il caldissimo e secchissimo 2022, è arrivato il totale fallimento della stagione fredda in termini di nevicate in quota, ed eccoci ancora alle porte di una nuova estate nella quale avremo a che fare probabilmente con un’emergenza idrica mai vista prima. Da dicembre 2021 a marzo 2023 sono caduti 604 mm su una media progressiva di 1180 (deficit del -49%). Ma nell’Alto Piemonte vi sono stazioni pluviometriche in cui il deficit è addirittura del -60% in 16 mesi. L’anno scorso abbiamo dato fondo all’acqua degli invasi per uso agricolo, ma questi nel frattempo non si sono riempiti. Se non si mette a piovere a maggio, in qualche modo, e se non si verifica uno sblocco di questa circolazione penalizzante per il NW italiano, rischiamo davvero di vivere una situazione da estate siciliana. Assolutamente paradossale se consideriamo che in questo periodo in Sicilia piove abbondantemente, e che questa emergenza riguarda una delle zone più piovose d’Italia (picchi >2500 mm medi nelle valli a monte di Verbania).

Questa lezione dovrà servire in futuro per adattarci a scenari sempre più “tropicalizzati”: saremo probabilmente costretti a sperimentare nuove coltivazioni a bassa richiesta idrica, a minimizzare gli sprechi sia come usi domestici che come rete idrica pubblica, annullando le dispersioni purtroppo sempre presenti e difficili da individuare; dovremo massimizzare la trattenuta di acqua negli invasi.
Sono tutte azioni utili, e già messe in pratica in alcuni casi, che in futuro potranno fare la differenza tra uno scenario difficile e uno tragico.

Una sfida che per certi versi è molto stimolante, perchè creerà fermentazione di idee, di progetti ad alta efficienza, e anche nuove occupazioni nel campo della mitigazione e dell’adattamento alla crisi ambientale.

Ciò non toglie che noi abbiamo bisogno di uscire dall’emergenza adesso.
Se anche costruissimo un numero maggiore di invasi – è del tutto recente il dibattito invasi sì, invasi no, sì a invasi numerosi ma piccoli e magari circondati da una bella area verde ecc. – ma se anche costruiamo un contenitore, comunque serve il contenuto. L’acqua la possiamo e la dobbiamo gestire nel modo migliore possibile, ma purtroppo non la possiamo fabbricare.

In molti paesi del Vergante si effettuano processioni e rogazioni pubbliche per far piovere.
Vediamo se almeno da lassù qualcuno ci ascolta e ci manda un po’ di provvidenziale pioggia.
to.

Luca Dal Bello, storico del clima e Validatore dei dati del Centro Meteo Lombardo

Luca Dal Bello, Storico del clima
Validatore dei dati del
Centro Meteo Lombardo

Condividi su

Leggi anche

Giuseppe Molteni, Alessandro Manzoni, olio su tela, 1835, Pinacoteca di Brera.
Editoriali

Quando Manzoni capeggiò il movimento dei “no-tav”

Raffaele Fattalini

Giuseppe Conte ed Elly Schlein
Editoriali

La questione morale separa alleati già poco convinti

Pier Luigi Tolardo

Soldati Ucraini in trincea (Foto AFP/SIR)
Editoriali

Sembra che ci stiano preparando al coinvolgimento diretto in guerra

Don Renato Sacco

(Foto Visconti)
Editoriali

Gli allevatori che non mollano anche quando lavorano in perdita

Gianfranco Quaglia