L’ultimo arrivato è nella casa di via Azario 18 da poco più di due settimane. Egiziano, quasi 16 anni, una maglietta dell’Inter addosso e un ragazzo più grande che lo aiuta con la lingua e per orientarsi. Mercoledì pomeriggio, appena dopo pranzo, la prima uscita in città. Altri ragazzi sono in cucina a sparecchiare, altri in stanza a fare i compiti.
Sono i giovani ospiti della Comunità per Minori Santa Lucia, da sempre accanto a chi ha fragilità, italiani come stranieri. Da qualche anno, a fronte di un fenomeno sempre più crescente, accoglie ragazzi stranieri che lasciano le proprie terre da soli, alla ricerca di un futuro più stabile, di un lavoro, di qualcosa da mandare a casa alle famiglie.
Un viavai colorato tra spazi storici ricchi di quadri che ricordano il passato della casa, con i ritratti dei fondatori, il vescovo Carlo Bascapè e la nobildonna Costanza Avogadro. Come anche di un’orfanella, simbolo della casa.
«Rispetto al passato i flussi migratori sono cambiati — spiega una delle due coordinatrici Anita Verta, al Santa Lucia dal settembre 1986 — Ora accogliamo ragazzini egiziani, provenienti soprattutto da Fayyum, Sharkia, Asyut». Tra gli ospiti anche tunisini e marocchini. «In passato ci sono stati afghani, albanesi e alcuni ragazzi dal Bangladesh. È mutata anche l’età: prima arrivavano dai 16 anni in su, ora ci troviamo con ragazzi che hanno solo 13 anni».
Da qualche giorno nella casa di via Azario c’è una nuova direttrice, che succede a Cristina Signorelli. Si tratta di Maria Grazia Paiocchi, galliatese, che si occuperà della parte amministrativa e gestionale della struttura di accoglienza per ragazzi. Emanuela Rossi, invece, presidente della Comunità dal 2019 e, in precedenza, anche direttrice tra il 2000 e il 2010, si occuperà della parte dedicata al coordinamento educativo. Questo sino alla scadenza del suo mandato come presidente, nel giugno del 2028 …
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