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 C’era la chiesa di Bellinzago gremita, questo pomeriggio, per l’ultimo saluto a dom Guerrino Brusati, vescovo missionario originario del paese del Novarese, scomparso domenica 14 maggio. Tanti anche i fedeli arrivati da Cameri e da Arona, dove il vescovo era stato da prete negli anni ’70.

A presiedere le esequie il vescovo Franco Giulio Brambilla, insieme al vicario generale don Fausto Cossalter, al parroco don Pierangelo Cerutti, numerosissimi sacerdoti novaresi e a due preti brasiliani in rappresentanza delle diocesi di Caetité –  dove dom Guerrino è stato vescovo – e di Paulo Afonso, dove ha iniziato il suo servizio missionario.

Brambilla: «capiva che solo coi laici si poteva immaginare la Chiesa del futuro»

Dom Guerrino Brusati vescovo missionario in Brasile originario di Bellinzago

«Credo – ha detto Brambilla nell’omelia – che oggi possiamo dire che dom Guerrino sia stato un martire della passione pastorale e missionaria. Ricordo una telefonata con lui, qualche anno fa, quando ci siamo confrontati sulla fatica del ministero episcopale: era stremato dal lavoro nella sua diocesi che in quel periodo era dedicato a un percorso di tre anni nei quali sono stati formati ai diversi ministeri oltre duemila laici. Alla fine il nunzio gli ha affidato una diocesi meno “giovane” e impegnativa: Janaúba».

Ed è stato proprio il suo impegno nella formazione dei laici che il vescovo ha sottolineato, citando un breve passaggio della testimonianza dello stesso dom Guerrino alla veglia missionaria di Omegna del 2014, dal forte carattere profetico nel segnare la strada di una sempre maggiore corresponsabilità: «capiva  che solo così si poteva immaginare la Chiesa del futuro».

Attraverso il commento della Parola – il vangelo di Luca con il mandato missionario ai 72 discepoli e la prima lettera di Paolo ai Tessalonicesi sull’atteggiamento del Pastore – Brambilla ha poi fatto emergere due tratti del ministero di dom Guerrino. «Due brani che sembrano tagliati su misura per descriverlo – ha detto –. Nel primo emerge come il missionario deve guardare solo all’essenziale, liberandosi di ciò che è superfluo per l’annuncio. Mentre nel secondo si parla proprio dello stile del Pastore, che accanto ad una autorevolezza “paterna” deve essere come “una madre” dedita ad “amorevoli cure”».

Infine le ultime parole di quel brano di Paolo, «leggendo le quali non si può non pensare a dom Guerrino: “avremmo desiderato darvi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari”».

Dom Guerrino, «Come le radici per una pianta»

La celebrazione si era aperta con una carrellata sulle tappe più importanti della vita del vescovo, tracciata da don Cossalter. Il vicario generale ha anche letto il telegramma di cordoglio della Segreteria di Stato vaticana. Ha lasciato in tutti, ha scritto il cardinale Pietro Parolin «il ricordo di un’esistenza vissuta in coerente e generosa adesione alla sua vocazione sacerdotale, quale padre attento alle necessità delle persone e pastore fedele al vangelo e alla Chiesa».

A conclusione, l’intervento del parroco don Cerutti, che ha espresso «la gratitudine di tutta la comunità bellinzaghese per dom Guerrino» e di Luciano Agazzone, dell’associazione “Amici di don Gianni Sacco”, dedicata ad un altro missionario novarese in Brasile. Agazzone ha letto un messaggio di Marcos Souza, suo amico e segretario a Paulo Afonso e a Caetité. «Dom Guerrino – ha scritto è stato come la radice di una pianta che non ha mai cercato di apparire, ma solo cercato di far fiorire bellissimi fiori nel giardino della vita».

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