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Madre Teresa Girolimetto le definisce “isole di pace su cui lo sguardo possa riposare in una contemplazione capace di offrire ristoro”. Sono le immagini che Alfredo Monteverde con la sua Nikon ha fissato sulla campagna novarese. Una raccolta di “camei” nel volume dal titolo “Stupendo è il creato”.

E la madre badessa del monastero benedettino sull’Isola di San Giulio ne ha colto l’essenza curando la prefazione di questo libro edito dalla Società Fotografica Novarese, di cui l’autore è socio.
Alfredo Monteverde a Novara è più noto come valente avvocato che esperto di fotografia, attività complementare coltivata con altrettanta passione.

Stimato e riconosciuto tra coloro che hanno contribuito all’eccellenza del foro, (cominciò all’età di 21 anni, nel 1958), ha attraversato gran parte della storia forense della città a cavallo fra due secoli, protagonista in processi epocali (come i casi Mazzotti e Graneris). Ma nei rari momenti di pausa depone la toga, stacca e viaggia, attento camminatore, nella pianura attorno a Novara. Qualche volta gli occhi e l’obiettivo della sua inseparabile macchina fotografica indugiano anche sulle dolci colline delle Marche, che richiamano Leopardi, l’Infinito, un’altra dimensione, dove trascorre le vacanze.

Nella nota dell’autore è lui stesso a spiegare le motivazioni di questo viaggio e della raccolta di immagini, della passione fotografica: “Il desiderio di conservare almeno in parte le felici emozioni che la natura, con le sue forme, coi suoi colori, coi suoi riflessi, con le sue ombre e con le sue vive presenze anche se tanto semplici, con i meravigliosi e vivaci protagonisti ed interpreti anche del minimo mondo vegetale ed animale, insieme ai disegni e alle geometrie che il lavoro dell’uomo produce, mi entusiasmò e mi condusse alla ricerca di riprendere al meglio con la fotografia anche le più umili presenze del più piccolo mondo vegetale…”.

Può essere un ciliegio da fiore, un ravanello selvatico, ma anche il rododendro del Mar Nero, o la camomilla comune, a diventare oggetto del “focus” dell’obiettivo di Alfredo.
Animato nell’esplorazione del particolare, della rarità. Quasi che a spingerlo fosse la medesima deontologia professionale nelle aule di giustizia, alla ricerca e all’affermazione della verità. Difensore dei cittadini e paraclito della natura, ama sottolineare che “le fotografie sono ottenute esclusivamente con strumentazioni e materiali oggi superati, sono un poco una sfida al progresso e al digitale, non conoscono interventi di ritocco”.

Insomma, niente photoshop, ma immagini all’impronta, come le strade di campagna, le nebbie, il cielo e le nubi che si specchiano nella risaia. “Clic” che non hanno bisogno neppure di commenti didascalici, soltanto di contemplazione.

Non servono le parole, la voce è quella del cuore. Perché alcune immagini, come quelle che raccontano l’inverno della pianura, sono più efficaci di qualunque commento. Così come gli scatti che riprendono dall’alto strade tra i campi coltivati, meandri disegnati dall’uomo, diventati ormai parti integranti e essenziali del paesaggio rurale.

La scoperta della vocazione fotografica dell’avvocato Monteverde è tardiva, risale al 2007 in occasione di un concorso a Biandrate, dove conquistò il primo premio con un’immagine in bianco e nero. Con Mario Balossini ha presentato una rassegna di foto floreali nel 2018 nel cortile del palazzo della prefettura di Novara, nell’ambito delle giornate di primavera del Fai. La mostra completa “Stupendo è il creato” è stata esposta al Museo Faraggiana Ferrandi e nel teatro civico Goldoni di Corinaldo.

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