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“Se in Italia si combatte sul fronte della siccità (attenuata dalle recenti piogge), a Bruxelles i risicoltori in questi giorni stanno cercando di vincere un’altra battaglia: quella della difesa dalle importazioni.
I due aspetti sono strettamente connessi: mancanza d’acqua significa riduzione della superficie (lo scorso anno -26 mila ettari) e produzione insufficiente a soddisfare un mercato (italiano ed europeo) deficitario, colmato da un import selvaggio dal Sudest asiatico.

Sino a due anni or sono il riso asiatico (grezzo o confezionato) proveniente da Cambogia e Myanmar al porto di Rotterdam e poi veicolato alle industrie di trasformazione in UE era stato frenato da un “muro” commerciale che ne impediva la libera circolazione. Era la cosiddetta “clausola di salvaguardia”, uno scudo introdotto dalla Commissione UE dietro pressante richiesta della filiera risicola europea (in particolare da quella italiana) che prevedeva l’applicazione di dazi a quei prodotti “tax free” riconosciuti ai PMA (Paesi meno avanzati).

Facendo leva sui danni causati agli agricoltori europei da un’importazione libera e a prezzi concorrenziali, i risicoltori erano riusciti a ottenere lo sbarramento, bloccando il flusso incontrollato. Ma dal gennaio 2022 il meccanismo è decaduto dopo tre anni.

Risultato: ripresa dell’import, soprattutto dal Myanmar, da dove arriva cereale di tipo japonico, il medesimo coltivato nelle province di Novara, Vercelli, Pavia. Con numeri impressionanti: secondo l’analisi Coldiretti l’aumento sarebbe di 20 volte superiore, pari al 2400 per cento.

Insomma, una valanga, favorita dal Sistema Preferenze Generalizzate (SPG), che ha azzerato nuovamente i dazi. Di più: all’inizio del 2023 la Corte di Giustizia Europea ha dichiarato nulla la clausola di salvaguardia.

Tutto da rifare. Giuseppe Ferraris di Novara, presidente del gruppo riso di Copa-Cogeca, l’organismo che a Bruxelles rappresenta il mondo cooperativistico, però è ottimista. “Il tema – conferma – è stato affrontato nell’ambito della presidenza svedese di turno del Consiglio europeo. Il semestre scade a fine giugno ed entro quella data speriamo di risolvere il problema, perché poi subentrerà il semestre spagnolo e sarà necessario ripartire da zero. Al momento ci troviamo in questa fase: il Parlamento europeo ha accolto le nostre richieste, approvando l’art. 29 del regolamento in base al quale ogniqualvolta le importazioni superano una certa soglia scatta in automatico la clausola di salvaguardia. Ma il Consiglio è contrario e punta su un’altra soluzione, applicando l’art. 32 del regolamento: un monitoraggio della situazione sull’arco di tre mesi.

Quando le importazioni eccedono del 10% uno stato membro può chiedere l’applicazione dello scudo che impone l’introduzione del pagamento dei dazi”. Poiché l’accordo deve essere condiviso dal Trilogo (Parlamento, Consiglio, Commissione), è probabile che si punti sulla seconda soluzione.

Giovanni Perinotti di Vercelli, presidente di Federazione Nazionale riso di Confagricoltura: “In ogni caso è necessario ripristinare la clausola, occorre un impegno costante per evitare di aumentare la nostra dipendenza dall’estero e valorizzare il riso di cui siamo i maggiori produttori in Europa.
Chiediamo ai negoziatori di uniformarsi alla posizione del Parlamento UE”.

Intanto un primo risultato, a prescindere da questa trattativa, è stato conquistato a Bruxelles: la proposta della Commissione di aumentare il livello massimo di residui di Triciclazolo (principio attivo contenuto nei diserbanti) per le importazioni di riso non ha raggiunto, nel Comitato permanente, la maggioranza qualificata per procedere.

In Europa l’utilizzo del Triciclazolo è vietato. Consentire l’arrivo di cereale straniero in cui è contenuto il principio significherebbe creare una disparità tra il prodotto made in Italy, privo di residui, e quello straniero che finirebbe sulle tavole dei consumatori a prezzi concorrenziali, pur avendo una base qualitativa meno salubre.

“Insomma – prosegue Perinotti – non sarebbe assolutamente rispettato il principio di reciprocità a tutela della sicurezza alimentare, oltre a costituire una grave minaccia per le nostre aziende”.

Gianfranco Quaglia

Direttore di Agromagazine
www.agromagazine.it

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