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«Nei primi giorni di guerra ci siamo rifugiati in cantina. Poi, vedendo come il conflitto non accennasse a smettere, ci siamo spostati nella zona occidentale dell’Ucraina. La guerra, però, non cessava. È stato allora che abbiamo deciso che mia moglie, con i miei due figli, di 10 e 18 anni, partissero per l’Italia».

A parlare è Yurii Samuliak, 39 anni, originario di Dnipro, dove è vicepreside in una scuola. «Dopo 14 giorni di guerra – racconta – Makjim e Denys, i miei due ragazzi, e mia moglie sono partiti per Novara, dove abbiamo un appoggio. Qui, infatti, abita mia madre».

Yurii è, invece, rimasto in Ucraina. «Ero ancora convinto che la guerra terminasse di lì a breve e, così – spiega – ho pensato di continuare il lavoro a scuola. È stato molto difficile. Una grande sofferenza per tutti. Non è facile stare lontani, vivendo nella più totale incertezza del futuro».

Un distacco che è proseguito per molti mesi.

L’articolo integrale, assieme a un’intervista a padre Yuriy Ivanyuta sul nostro settimanale in edicola venerdì 24 febbraio e disponibile anche online.

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