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Un anno di guerra. Al momento dell’esplosione del conflitto, si trattava di mandare armi per la difesa dell’Ucraina per finirla entro l’estate.

Adesso servono altre armi (e più pesanti) per concluderla entro l’estate dell’anno prossimo. In mezzo a tutto questo tempo, sembrano dimenticate le sofferenze di un popolo che, da mesi, vive nel freddo, senza luce né gas e con i boati delle bombe che gli scoppiano sulla testa. Le già fragili prospettive di pace sono affidate a Turchia e Cina le quali si sono auto-affidate il compito di difendere altrove democrazia e diritti dei quali, in casa loro, non esistono che gracili brandelli.

C’è qualche notizia dell’Onu? Era nato – e rinato, sulle sue stesse ceneri – per evitare le guerre o impedirne l’evoluzione ma, infagottati nel palazzo di New York, le decine di migliaia di funzionari non danno segno di vita. Da decenni.

E l’Europa? Non è dato vedere qualche iniziativa appropriata al punto che ogni Stato – dietro lo scudo di una generica “solidarietà per l’aggredito” e l’avversione “contro l’aggressore” – si muove sulla base di interessi non sempre compatibili con quelli del vicino. Intanto, scompaiono dalle cronache e dalle priorità le storie e i bisogni dei profughi in Italia e di chi li ha accolti.

L’atlantismo a oltranza di Meloni diventa il detonatore per un’escalation del conflitto se immagina – per davvero – d’inviare aerei a Kiev.

La dichiarazione di Berlusconi sul fatto che “lui, Zelensky, non l’avrebbe incontrato” era sembrata una bizzarria impertinente, ma corre il rischio di diventare un’osservazione avveduta.

L’articolo integrale e tanti approfondimenti dedicati all’anniversario dell’inizio della guerra in Ucraina, come il racconto della manifestazione di Borgomanero, sul nostro settimanale in edicola venerdì 24 febbraio e disponibile anche online.

Lorenzo Del Boca, Direttore dei Settimanali diocesani novaresi

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