Pubblichiamo di seguito, per ampli stralci, il passaggio del terzo capitolo della lettera pastorale 2025 -26 dedicato alla “Testimonianza del Vivente”, nel quale il vescovo Franco Giulio parla dei ministeri laicali istituiti.
Il vescovo Franco Giulio affronta il tema dei ministeri laicali nel terzo capitolo della sua lettera pastorale di quest’anno “Resta con noi perché si fa sera. Tre discepoli sulla via di Emmaus”, dedicata al commento e all’analisi del capitolo 24 del Vangelo di Luca. Un capitolo di svolta dell’intera lettera e dello stesso racconto evangelico: Gesù, pur non ancora riconosciuto dai discepoli, li interpella con un rimprovero e un interrogativo: «Stolti e lenti di cuore nel credere… Non bisognava che il Cristo patisse per entrare nella sua gloria?». È il passaggio dalla cronaca alla memoria viva, dalla storia “senza fede” alla fede come chiave interpretativa della storia. La fede pasquale non è evasione dal dolore, ma incontro con un amore che non si ritira nemmeno di fronte al rifiuto umano. Il cuore dei discepoli, da lento e scoraggiato, diventa ardente e testimone. Qui nasce la fede viva: una memoria che diventa testimonianza, un fuoco che spinge a raccontare e ad annunciare. La terza tappa sulla via di Emmaus è dunque diventare testimoni del Risorto, portatori di una fede capace di accogliere, trasmettere e rinnovare. Ed è proprio sulla strada della testimonianza cristiana che arriva l’appello a tutte le comunità a individuare i ministri istituiti (lettori, accoliti, catechisti), e a rinnovare gli organismi di partecipazione.
Loquamur Dominum Jesum! Raccontiamo il Signore Gesù! Questo è stato il mio motto fin dall’inizio. Gesù è il volto di una storia, Signore è il nome del Vivente. Il racconto è ciò che tiene uniti la storia da narrare e la presenza del Risorto. La testimonianza è una narrazione, che attesta di aver incontrato Gesù come il Vivente, e lo proclama ad altri nella loro lingua, non perché seguano il testimone, né perché scelgano lui, ma semmai perché attraverso di lui possano dire: “Ho visto il Signore”! Perché i destinatari d’ogni tempo possano raccontare anch’essi che ardeva il loro cuore per aver compreso la Parola e aver condiviso il Pane spezzato, distribuiti con generosità sull’unica mensa. La testimonianza è la forma della vita cristiana in pienezza che si prende carico della fede degli altri (i fratelli, la persona amata, i figli, i giovani, gli anziani, i poveri, gli esclusi), perché essi possano vedere il Signore, amarlo e dire a loro volta come i samaritani: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo» (Gv 4,42).
Un’esercizio “essenziale” di Vangelo riguarda allora i “cristiani testimoni”. Questo è ciò che unisce tutti i credenti, prima dei carismi che li distinguono. La figura della testimonianza è connotata dal discepolato e dalla missione, perché la fede del testimone è personale ed ecclesiale e la carità del testimone edifica la vita umana come culto spirituale. Questo è il dono e il compito di tutti i cristiani. Mediante i sacramenti del Battesimo, della Confermazione e dell’Eucaristia, i membri del corpo di Cristo ricevono dallo Spirito del Risorto, in varia misura e con diversità di espressioni, quei doni che permettono loro di dare il contributo necessario all’edificazione della Chiesa e all’annuncio del Vangelo a ogni creatura. L’Apostolo Paolo distingue a questo proposito tra doni di grazia-carismi (“charismata”) e servizi (“diakoniai” – “ministeria”, cfr. Rm 12, 4ss e 1Cor 12, 12ss). Secondo la tradizione della Chiesa vengono chiamati ministeri le diverse forme che i carismi assumono quando a) sono pubblicamente riconosciuti e b) sono messi a disposizione della comunità e c) la loro missione ha un carattere stabile.
Il nostro Sinodo diocesano ha sottolineato l’importanza dei ministeri per l’immediato futuro, non solo in relazione alla preoccupante diminuzione del clero, ma per rendere le comunità cristiane di domani più corrispondenti alla natura comunionale della Chiesa. In alcuni casi il ministero ha la sua origine specifica nel sacramento dell’Ordine: si tratta dei ministeri “ordinati” del vescovo, del presbitero, del diacono. In altri casi il ministero è affidato, con un atto liturgico del vescovo, a una persona che ha ricevuto il Battesimo e la Confermazione e nella quale vengono riconosciuti specifici carismi, dopo un adeguato cammino di preparazione: si parla allora di ministeri “istituiti”. Molti altri servizi ecclesiali o uffici vengono esercitati “di fatto” da tanti membri della comunità, per il bene della Chiesa, spesso per un lungo periodo e con grande efficacia, senza che sia previsto un rito particolare per il conferimento dell’incarico.
Nel corso della storia, con il mutare delle situazioni ecclesiali, sociali, culturali, l’esercizio dei ministeri nella Chiesa cattolica ha assunto forme diverse, rimanendo intatta la distinzione, non solo di grado, ma di essenza, fra i ministeri “istituiti” (“laicali” o “battesimali”) e i ministeri “ordinati”. I primi sono espressioni particolari della condizione sacerdotale e regale propria di ogni battezzato (cfr. 1Pt 2, 9); i secondi sono specifici di alcuni fra i membri del popolo di Dio che, in quanto vescovi e presbiteri, «ricevono la missione e la facoltà di agire nella persona di Cristo Capo» o, in quanto diaconi, «vengono abilitati a servire il popolo di Dio nella diaconia della liturgia, della parola e della carità» (Benedetto XVI, Omnium in mentem, 26 ottobre 2009). Per indicare tale distinzione si usano anche espressioni come sacerdozio battesimale e sacerdozio ordinato (o ministeriale).[…]
Entro questo orizzonte, che è insieme vocazionale e ministeriale, vanno collocati i documenti relativi ai ministeri del lettore, dell’accolito e del catechista. Papa Francesco ha promulgato il motu proprio Spiritus Domini (10 gennaio 2021), con il quale ha superato il vincolo di Ministeria quaedam che «riservava il lettorato e l’accolitato ai soli uomini» e ha disposto l’inclusione delle donne nei ministeri laicali/battesimali con la modifica del can. 230 § 2 del Codice di Diritto Canonico, accompagnando la decisione con la Lettera al Prefetto del Dicastero per la dottrina della fede circa l’accesso delle donne ai ministeri del lettorato e dell’accolitato. Papa Francesco ha inoltre promulgato il motu proprio Antiquum ministerium (10 maggio 2021), sull’istituzione del ministero del catechista per la Chiesa universale. La Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti ha fatto seguire poi una Lettera ai Presidenti delle Conferenze dei vescovi sul Rito di istituzione dei catechisti (13 dicembre 2021), con in allegato il rito corrispondente.
I due motu proprio consentono di far maturare una visione più articolata della ministerialità e del servizio ecclesiale, rendendo sempre più evidente quell’indispensabile apporto della donna, invitando di conseguenza ad «allargare gli spazi per una presenza femminile più incisiva nella Chiesa» (Evangelii Gaudium, n. 103). Il fatto che i tre ministeri istituiti siano ora esercitati anche da donne rende ancor più evidente che la cura della Chiesa nei confronti dei suoi figli, soprattutto di quanti si trovano in condizioni di difficoltà, è compito condiviso da tutti i fedeli, uomini e donne. La scelta del nostro Sinodo diocesano di puntare sui ministeri, i tre anni di formazione del Seminario dei laici, hanno registrato una battuta d’arresto a seguito della pandemia del Covid.
Già nell’anno 2023-24, durante la visita personale nella casa dei sacerdoti avevo raccomandato una particolare cura per la scelta dei nuovi ministeri battesimali. Alcuni si sono già fatti avanti proponendo diversi candidati. Chiedo che ogni Unità Pastorale Missionaria proponga almeno un paio di nomi per ciascuna, indicando anche per quale ministero istituito, lettore, catechista, accolito, la persona viene candidata per arricchire il panorama delle figure ecclesiali. Essi verranno istituiti nel primo trimestre del 2026 e potranno così mettere in movimento il quadro della vita delle comunità. Con questo stesso obiettivo, richiamo all’importanza degli organismi di partecipazione delle parrocchie. Domando quindi a tutte le parrocchie, o gruppi di parrocchie affidate a un unico parroco, di costituire i Consigli Pastorali Parrocchiali e i Consigli Affari Economici Parrocchiali, rivitalizzando quelli che ci sono e creando i nuovi dove mancano. Il Vicario episcopale per la Pastorale diventerà l’animatore di questi percorsi, così che la fine del Giubileo 2025 possa portare frutti di vita nuova per la presenza entusiasta di nuovi annunciatori del Vangelo.

Franco Giulio Brambilla,
Vescovo di Novara
Nel settimanale in edicola venerdì 22 maggio, il primo piano dedicato al conferimento dei ministeri durante la Veglia di Pentecoste, con le notizie da tutto il territorio della Diocesi di Novara. Il settimanale si può leggere abbonandosi cliccando qui.